…orgogliosi di andare avanti come circolo!

Davide Cuocolo (Foto: PD Karlsruhe)

Il 7 novembre scorso l’assemblea delle iscritte e degli iscritti del nostro circolo si è riunito a congresso ed ha eletto il nuovo direttivo, dopo le dimissioni da segretario di Flavio Venturelli:

⁃ Segretario: Davide Cuocolo

⁃ Presidente: Rita Colantonio

⁃ Tesoriere: Francesco Di Marzo

Il nostro nuovo segretario si è messo a disposizione del circolo con una mozione programmatica che è a un saluto a tutte e tutti coloro che seguono il nostro gruppo:

“Negli anni abbiamo creato un collaudato team di cooperazione. Ritengo di poter garantire – insieme a tutti voi – almeno la continuità organizzativa necessaria alla prosecuzione delle ordinarie attività di Circolo e degli obiettivi che ci siamo dati con il lavoro programmatico sintetizzato nel ‘Cantiere in circolo’.

Sinceramente, e penso che sul punto siamo tutti d’accordo, il Circolo appartiene a tutti i suoi membri e pertanto lo spazio può essere riempito solo dai contenuti, l’attivismo e le iniziative proposte e portate avanti dai vari membri, purché sorrette dalla base della maggioranza assembleare.

Lo spirito di gruppo, che ci ha ricordato anche Angela Schirò, rappresenta il valore aggiunto della nostra compagine, anche se ben vengano nuovi simpatizzanti e iscritti ad arricchire la nostra compagine.

Rita Colantonio (Foto: PD Karlsruhe)

Il Circolo PD ‘Ursula Hirschmann Spinelli” di Karlsruhe è ad oggi un piccolo gruppo in crescita. Ciò è molto significativo a mio modo di vedere. Possiamo usufruire del doppio vantaggio di conoscerci tutti e possiamo prendere velocemente decisioni sul da farsi. Il dato suggerisce anche che numerosi nuovi simpatizzanti stanno mostrando interesse all’attività del Circolo.

In ogni caso sarebbe bello poter contare sul contributo di tutti.

Sebbene sia consapevole del fatto che nella figura del Segretario si concentrino per forza di cose la maggior parte delle incombenze e degli incarichi, credo e spero in una efficiente spartizione dei compiti e degli adempimenti che ci attendono.

In altre parole, se ci dividiamo bene le attività da svolgere, non avremo problemi a proseguire nel nostro cammino.

Sul piano concreto, il programma è a grandi linee già delineato, atteso che sul tavolo di lavoro ci attendono:

1. Lo sviluppo dei progetti indirizzati alle rappresentanze locali;

2. La prosecuzione dei programmi di incontri già iniziati (per es.:’Italiane e italiani a Karlsruhe’);

3. Una necessaria ottimizzazione dell’organizzazione del Circolo negli ambiti della, comunicazione (inclusa la Newsletter) e delle relazioni con l’esterno.

4. Infine, tempo a disposizione di tutti permettendo, nuove idee e iniziative.

Concludo affermando che il tema centrale del mio programma risiede necessariamente nella valorizzazione di una linea di continuità, con l’invito a portare avanti, perseguire e migliorare ciò che abbiamo già seminato.”

Francesco Di Marzo (Foto: PD Karlsruhe)

2 giugno 2021: il diritto al lavoro e il Next Generation EU

Il Next Generation EU “è fondamentale” – ha affermato nei giorni scorsi il segretario del PD, Enrico Letta. – “L’Europa ci ha dato tanti soldi, come non ne abbiamo mai visti. Se li useremo male questa volta sarà l’ultima, e prendiamo così delle responsabilità nei confronti delle prossime generazioni che non possiamo assumerci”.

Il significato di questi finanziamenti europei diviene ancora più chiaro se inquadrato nella prospettiva storica del difficile funzionamento dell’economia italiana degli ultimi decenni: un’economia che non ha saputo o voluto investire, che non si è rinnovata e che quindi non è riuscita a creare lavoro. Così ha sostenuto ad esempio l’economista Piero Ciocca nella sua relazione di apertura della recente Scuola di partito dedicata appunto al Next Generation EU; a suo avviso è quindi necessario far ripartire quanto prima, attraverso significativi investimenti pubblici che indubbiamente i finanziamenti europei rendono possibili, gli investimenti delle imprese, perché solo in tal modo diviene possibile una crescita significativa dell’occupazione.

Soprattutto non vi è tempo da perdere: anche se il programma europeo si concluderà alla fine del 2026, la sua attuazione per molti versi è già iniziata; naturalmente si potrà discutere se il PNRR – ovvero il piano di ripresa e resilienza presentato dall’Italia a Bruxelles – avrebbe potuto articolarsi in modo diverso, se alcuni settori avrebbero meritato maggiori risorse di quanto previsto. Ma, al di là delle obiezioni possibili, resta la grande, irripetibile occasione di crescita dell’economia e della società italiana ha ora di fronte; anzi, probabilmente, per facilitare l’approvazione del piano, le stime di crescita risultano molto prudenti; le risorse a disposizione restano però molto consistenti, e si deve sempre considerare con molta attenzione che non esistono solo le sei “missioni” – come digitalizzazione, transizione ecologica, istruzione e ricerca, salute – individuate dal programma, ma anche gli interventi “trasversali” tra ambiti diversi, che le risorse a disposizione rendono possibili. Dopo la campagna di vaccinazione contro il Covid, sarebbe necessaria – come ha sostenuto il giornalista Ferruccio De’ Bortoli nella stessa occasione – una “vaccinazione educativa” generalizzata, una grande opera di rinnovamento di tutto il settore della formazione permanente, particolarmente insoddisfacente in Italia, per migliorare in modo decisivo le competenze di tutte le ricche risorse umane presenti in Italia. Tra queste competenze svolgono un ruolo decisivo anche quelle civili, tese a formare in modo adeguato una cittadinanza consapevole. Sia ben chiaro: non si tratta di chiudersi in un ottimismo superficiale. Come ha sostenuto, sempre nella stessa occasione, l’economista Elena Granaglia, il PNRRrischia di attivare politiche di inclusione sociale considerate prevalentemente nell’ottica di rendere possibile un’integrazione nel mercato del lavoro, senza considerare con attenzione la complessità di una politica tesa realmente a superare – o almeno a ridurre – le diseguaglianze. Ma questa diversa visione del welfare e della stessa partecipazione democratica deve realizzarsi all’interno dei progetti e delle misure rese possibili dal PNRR, e non restandone fuori.

Quindi, come sostenuto da Gianni Cuperlo nella stessa occasione, è urgente l’elaborazione di una nuova cultura politica. Questo è un compito che riguarda anche gli italiani residenti in Germania e in Europa: essere capaci di osservare le best practices e le migliori politiche che talvolta esistono in alcuni settori, saperle comunicare agli interlocutori residenti in Italia, lottare per quanto possibile contro quello spirito di rassegnazione passiva che rischia talvolta di prevalere in Italia. Queste – e tante altre, naturalmente – sono le forme possibili di questa nuova cultura politica. Come ha ricordato Enrico Letta, questa è un’occasione che non possiamo perdere e nella quale non possiamo permetterci di sbagliare.  

Una segnalazione: l’allargamento di orizzonti del nuovo programma europeo Erasmus +

Lo scorso 18 maggio il parlamento europeo ha approvato uno stanziamento di circa 28 miliardi di euro per le attività correlate al programma Erasmus+ per il settennio 2021-2027. Si tratta di un aumento considerevole delle risorse destinate a una serie di misure e progetti, che già nel periodo 2014-2020 avevano riscosso un significativo successo e che rappresentano una delle misure più efficaci per realizzare una vera e propria integrazione europea attraverso lo scambio di esperienze di studio e di lavoro.

Già da qualche anno il programma Erasmus, nato nel 1987 come incentivo alla mobilità studentesca universitaria, si è arricchito di una serie di iniziative destinate non solo alla platea originaria degli studenti universitari, ma anche ad altri membri del settore dell’istruzione secondaria e primaria, come alunni e insegnanti, cambiando così il suo nome nel 2014 in Erasmus+. I nuovi fondi, che verranno ripartiti in maniera crescente nel corso del prossimo settennio, permetteranno al programma di crescere ulteriormente in termini di attività previste e di numero di soggetti coinvolti; il programma avrà come valori di riferimento l’inclusione, la semplificazione e l’integrazione con gli obiettivi della Commissione Europea previsti dal piano per la ripresa NextGenerationEU, con particolare attenzione alle tematiche ambientali.

Inoltre, come già accennato, Erasmus+ si rivolge non solo al mondo dell’università, ma anche a quello della scuola, con possibilità di mobilità transnazionale per alunni e personale scolastico; è inoltre teso a favorire partenariati nuovi o già esistenti. Un’estensione importante del programma è quella relativa alla formazione professionale, tramite iniziative di mobilità per tirocinanti, apprendisti ed esperti del mondo della formazione, accompagnate a iniziative miranti a partnership strategiche, che abbiano l’obiettivo di favorire la diffusione di know how e best practice tra i vari Paesi della UE.

Infine, viene previsto nel periodo 2021-2027 anche il finanziamento di progetti relativi al mondo dello sport, con le sue ricadute in termini di inclusione sociale e i suoi benefici sulla salute pubblica e in genere sulla formazione degli adulti intesa nel senso più ampio del termine. 

Proprio per la varietà di misure che è possibile intraprendere, e per la trasversalità delle categorie che possono avvalersi del programma, è significativo che la Commissione Europea ed il Parlamento Europeo abbiano voluto destinare una cifra assai cospicua al nuovo Erasmus+. Diviene così sempre più evidente che la costruzione della comunità europea non passa solo attraverso la condivisione di regole comuni o gli accordi di libero scambio, sui quali c’è comunque ancora molto da fare per raggiungere la piena integrazione tra i 27 Stati membri, ma ancor più attraverso la conoscenza e l´esperienza diretta di stili di vita, tradizioni, costumi, usanze, regole, pregi e difetti dei Paesi e delle diverse comunità che costituiscono l´UE. Lo spirito del programma Erasmus+ è quindi proprio quello di realizzare nella quotidianità – e a tutti i livelli della società (non solo rivolgendosi ai più giovani) – quella integrazione che nessun semplice accordo politico potrà mai da solo garantire: ovvero l’integrazione raggiunta attraverso la conoscenza e il rispetto reciproci, e cioè l’unione nelle diversità.

Informazioni dettagliate sulle opportunità presenti e sulle modalità di partecipazione sono disponibili sul sito erasmusplus.it. Altre fonti di informazione: IlSole24Ore, erasmusplus.it, europarl.europa.it

2 giugno 1946 – 2 giugno 2021: alcune riflessioni su un anniversario

Il 2 giugno scorso il nostro Circolo è riuscito a incontrarsi di nuovo “in presenza”. Abbiamo avuto così occasione di festeggiare nel modo migliore il 75. Anniversario della Repubblica Italiana. Inoltre abbiamo potuto discutere e scambiare opinioni e idee su questo anniversario con il giovane storico Francesco Leone, italiano ma con forti radici in Germania. Francesco Leone, che vive ormai da quasi un anno a Karlsruhe, ha recentemente concluso il dottorato di ricerca presso l’Università di Treviri e lavora attualmente presso l’Università di Mannheim. Le riflessioni, delle quali Francesco ci ha voluto generosamente far parte, sono scaturite dall’incontro prima ricordato.

In Italia e in Germania, il 2021 è un anno caratterizzato anche dalla quantità di anniversari “tondi” di eventi fondativi o di svolta legati alla storia dei due paesi. Nel caso della Germania ricorre il 150esimo anniversario dell’unificazione e della proclamazione dell’impero tedesco e il 60esimo anniversario della costruzione del Muro di Berlino. Il primo, l’anniversario della fondazione, ha provocato un aspro dibattito storiografico sul ruolo dell’impero, sul suo rapporto con la società tedesca e sul suo peso nella storia tedesca successiva e, in particolare, nell’avvento del nazionalsocialismo. Al contrario di ciò che avviene in Italia, in Germania la rielaborazione del passato è spesso al centro di dibattiti che travalicano le riviste specializzate per trovare spazio su media generalisti, cartacei e non. A mo’ di confronto, il 150esimo anniversario dell’unificazione italiana nel 2011 non diede luogo a nessun dibattito, quantomeno nell’opinione pubblica o sulla stampa generalista, e neppure in occasione del 75esimo anniversario della nascita della Repubblica si sono letti ampi dibattiti storici sull’evento.

Il risultato è probabilmente che il 2 giugno 1946 – giorno non solo del referendum che decise tra monarchia e repubblica, ma anche giorno in cui venne eletta l’Assemblea costituente – venga, almeno in parte, decontestualizzato, con il rischio di trattarlo come una data staccata dalla storia: solo come punto di partenza, come effetti fu, ma non di arrivo – e fu anche questo. 

Vale la pena quindi, ricordare come il 2 giugno 1946 sia stato infatti il risultato e il culmine di un processo che durò per tutti gli anni della guerra mondiale e della guerra civile, caratterizzato da profonde spaccature sociali e politiche. Furono soprattutto i tre grandi partiti antifascisti di massa – la Democrazia Cristiana, il Partito Comunista e il Partito Socialista – a governare la primissima fase del dopoguerra, tra la liberazione nell’aprile 1945 e il referendum dell’anno successivo. Le contrapposizioni profonde tra i partiti, che coinvolgevano innanzitutto il giudizio su casa Savoia e sul suo coinvolgimento con il fascismo, e quindi la stessa questione istituzionale – furono messe da parte a partire dall’aprile 1944, quando si formò il primo governo post-fascista, con la partecipazione di tutte le forze del Comitato di Liberazione Nazionale con l’antifascismo a fare da collante. Oltre all’antifascismo, alla base del compromesso c’era la disponibilità dei partiti di mettere da parte proprio la questione istituzionale e di rimandare la decisione sulla forma di Stato a dopo la fine della guerra, tramite un referendum – il primo, tra l’altro, in cui poterono votare anche le donne. Il 2 giugno assume quindi una doppia valenza: oltre al referendum, che sciolse il nodo della questione provvisoriamente rimandata nel 1944, venne eletta l’Assemblea costituente, che poche settimane dopo iniziò i suoi lavori. Il percorso che portò all’entrata in vigore della Costituzione, nel 1948, fu quindi lungo, complesso, e soprattutto, non fu frutto di necessità ma di scelte. 

Se da un lato la funzione “politica” ed “istituzionale” degli anniversari non è quella dell’approfondimento storico e se tipicamente in tali occasioni ci si rivolge al presente o al futuro, più che al passato, dall’altro il rischio è che proprio questa complessità storica “scompaia” di fronte alla celebrazione dell’anniversario stesso. La speranza è che anche in Italia gli anniversari possano essere momenti non soltanto di ritualizzazione, ma anche di riflessione e dibattito realmente storico, anche tra il pubblico più ampio di quello specialistico, sull’esempio, perché no, della Germania, dove la comunità scientifica e l’opinione pubblica non perdono occasione per problematizzare e “fare i conti con la storia”.

Francesco Leone 

leone@uni-mannheim.de

2 giugno 2021: i diritti civili e il disegno di legge Zan

Come è noto, ormai da tempo è in discussione presso il Parlamento italiano il disegno di legge presentato dal parlamentare del Partito Democratico, Alessandro Zan. Tale disegno di legge intende promuovere una cultura del rispetto e dell’inclusione, che contrasti i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità. Il disegno di legge si ricollega alla cosiddetta Legge Mancino del 1994, che prevedeva la punibilità di atti di discriminazione per motivi etnici e religiosi, e appunto estende tale punibilità anche alle discriminazioni dovute a orientamenti sessuali o a identità di genere.

Abbiamo chiesto a Federico Quadrelli, Presidente del PD-Germania e a suo tempo tra i fondatori della Rete-DEM che ha lavorato sul riconoscimento delle unioni civili in Italia, la sua opinione su tale disegno di legge e sull’importanza della sua definitiva approvazione.

1) Quale ruolo pensi che la difesa e la promozione dei diritti civili debbano avere nell’azione politica del PD, e in genere della sinistra e delle forze democratiche?

C’è una strana narrazione che si è affermata ultimamente, per cui la sinistra da tempo si preoccuperebbe solo di diritti civili e di nient’altro. Anchein Germania c’è chi vorrebbe suggerire che la sinistra – socialdemocratica o meno – è più interessata alle discussioni teoriche e linguistiche d’inclusione che ai diritti e alle condizioni del lavoro; cito un illustre esempio tra tutti: l’ultimo libro di Sahra Wagenknecht e la sua definizione di Lifestyle-Linken. Ecco, ci tengo a dire con forza che i diritti vanno mano nella mano: i diritti sociali ed economici non sono affatto in contrapposizione ai diritti civili. Anzi, gli uni non ci sono senza gli altri, altrimenti avremmo sempre una battaglia monca. Proprio per questa ragione negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso le battaglie più importanti hanno avuto successo; perché i movimenti dei diritti civili sono sempre stati alleati a quelli per i diritti dei lavoratori. Per il Partito Democratico, quindi, l’impegno nella promozione dei diritti civili deve essere qualificante, riguarda certo i diritti LGBTQI, ma anche quelli per la cittadinanza e per la dignità della persona umana. E questo non è affatto in contraddizione con la promozione dell’uguaglianza, della giustizia sociale e con il miglioramento delle condizioni del lavoro e della qualità della vita. Le cose – vorrei ripetere ancora una volta con forza – vanno di pari passo, mano nella mano. Il motivo è semplice: la destra divide, crea contrapposizione nella società per mettere un presunto puro “noi” contro un impuro “altri”, la sinistra invece, socialdemocratica e progressista, s’impegna per rafforzare il “noi”, per farlo così crescere con una logica inclusiva, in cui le diversità sono intese come pluralità; essearricchiscono e non minacciano niente e nessuno. Quindi esistono due narrazioni contrapposte, due modi di agire politico diversi; per questo dobbiamo distinguerci.

2) Rispetto all’attuale discussione del disegno di legge dell’on.le Zan, quale pensi possa essere il significato della sua approvazione?

L’ approvazione può avere un grande significato, perché fa’ compiere al paese un passo in avanti rispetto alla situazione in cui è ora. Il DDL Zan non è nulla di rivoluzionario, nonostante l’attenzione mediatica che lo circonda. Esso infatti amplia la legge Mancino, estendendo le tutele in essa previste alle persone LGBTQI e alle donne, che continuano a essere oggetto di violenza e di sistematica discriminazione, anche qualora esse risultino numericamente una maggioranza e non una “minoranza”. Alcune argomentazioni o perplessità rispetto al disegno di legge sono quindi difficilmente comprensibili. Infine il DDL Zan mette finalmente lo Stato nella condizione di difendere davvero tutte e tutti, quando nei loro confrontici sia odio, discriminazione e volontà di ferire. 

3) Pensi che rispetto a questi temi vi siano sensibilità diverse nella società italiana e in quella tedesca? Hai avuto modo ad esempio di notare questa diversità anche in taluni aspetti delle posizioni espresse a proposito dalla Chiesa Cattolica o da quella Evangelica in Germania?

Il tema è complesso. Mi limito a dire che la Chiesa Cattolica vive al suo interno una profondo terremoto. Ci sono posizioni contrastanti. In che modo certe posizioni discriminatorie ed escludenti, che esistono in ampie frange della Chiesa Cattolica, possono convivere con il messaggio d’amore, compassione e carità – per citare due concetti cari a Benedetto XVI, che a tali concetti ha dedicato delle encicliche -, che viene professato ad ogni pié sospinto? Non si conciliano affatto. Per questo l’impegno di Papa Francesco è eroico, perché mette al centro un messaggio genuino rispetto agli interessi di potere che hanno “sballottato la Chiesa qua e là” – sempre per citare Ratzinger – e non certo per le parole di Dio, ma per gli interessi degli uomini, che siano in porpora o meno. La Chiesa evangelica in Germania, senza dimenticare quella valdese in Italia, su questo terreno è certamente più avanti; avanti nel senso che ha fatto uno sforzo per conciliare gli insegnamenti cristiani con la realtà sociale e umana in cui opera. Le religioni sono purtroppo – inutile negarlo – ancora un potentissimo fattore di sconvolgimento sociale: in alcuni casi possono esserlo nel bene, in altri nel male. E se in Europa la religione gioca un ruolo, che viene comunque controbilanciato dalle istituzioni secolari, altrove – ahimé! – le religioni sono ancora usate per giustificare guerre, stermini, discriminazioni e oppressione violenta contro le minoranze etniche, religiose e sessuali, o contro altre forme di minoranze.

Un nuovo governo per il Land Baden-Württemberg

Dal 12 maggio scorso è entrato in carica, come è noto, il nuovo governo del Land Baden-Württemberg, costituitosi in seguito ai risultati delle elezioni regionali del marzo scorso. La coalizione di governo non è mutata, e rimane costituita dai Grünen e dalla CDU; la SPD rimane così anche in questa legislatura la principale forza di opposizione

Rispetto alla legislatura precedente, si sono però trasformati in modo radicale i rapporti di forza tra i due partiti della coalizione, con un rafforzamento considerevole dei Grünen e un non meno considerevole indebolimento della CDU. A parte la conferma di Winfried Kretschmann come Ministerpräsident, questi mutati rapporti di forza tra i due partiti hanno avuto conseguenze anche sulla composizione del governo regionale.

In particolare è stata sottolineata la novità rappresentata dalla nomina a Finanzminister del Dr. Danyal Bayaz, esponente di primo piano dei Grünen, 34 anni, chiamato a dirigere un ministero che, date le difficoltà del bilancio del Land create dal dover fronteggiare la situazione di emergenza provocata dal Covid 19, assume ancora maggior rilievo per poter concretamente realizzare l’ambizioso programma di governo. Una seconda novità – è infatti la prima volta che ciò è avvenuto nella storia del Land – è rappresentata dalla nomina di un’esponente dei Grünen a Ministerin für Kultus, Jugend und Sport: Therese Schopper, che ha alle spalle una lunga esperienza politica e amministrativa, dovrà quindi occuparsi di tutta la politica scolastica e formativa del Land, un incarico che rischia facilmente di provocare impopolarità ma che è evidentemente determinante nell’insieme della politica regionale, anche per l’alto numero di insegnanti, funzionari e dipendenti che dipendono da questo Ministero oltre che per le difficili conseguenze lasciate nel mondo scolastico dal Covid 19.

La svolta verde, che il nuovo governo vorrebbe determinare con il suo programma, è riassunta soprattutto dallo slogan più volte ripetuto delle 1.000 pale eoliche, che dovrebbero venire rapidamente costruite nei prossimi anni e contribuire in modo determinante alla svolta energetica e al raggiungimento degli obiettivi posti dalla politica di transizione ecologica. Questa misura è stata accolta con un certo scetticismo, non solo per le prima ricordate difficoltà di bilancio, ma anche per le difficoltà connesse alle misure di approvazione per la costruzione di tali pale, che dipendono in gran parte dai singoli Comuni e che spesso provocano forti opposizioni da parte degli abitanti nelle zone limitrofe ai nuovi impianti. In ogni caso proprio l’alto numero di questi nuovi impianti da costruire rapidamente vuol dare un segno chiaro del forte cambiamento intervenuto con il nuovo governo.

Sarebbe evidentemente riduttivo considerare solo questo aspetto del programma, che la SPD ha criticato come lacunoso soprattutto perché legato e condizionato da una politica di bilancio che resta per molti versi solo un’ipotesi aperta e tutta da verificare. Molte altre sfide, legate ad esempio alla trasformazione della produzione automobilistica, che svolge un ruolo determinante nell’economia del Land, o connesse alla sempre più difficile situazione delle politiche abitative, create dalla carenza di abitazioni disponibili e accessibili a buon mercato – e naturalmente l’elenco potrebbe continuare a lungo -, rivestono un’importanza non meno significativa. Quindi, anche per gli italiani residenti nel Land, l’osservazione costante e attenta di quanto verrà realizzato e il rafforzamento del ruolo di opposizione critica e costruttiva della SPD regionale rappresenteranno nei prossimi anni un’esigenza molto significativa.

Intitoliamo il circolo a Ursula Hirschmann Spinelli

Una donna, una resistente, un’europea vissuta tra Germania e Italia: un esempio e un orizzonte per il nostro circolo.

9 Maggio 2021: oggi ricorrono il centenario della nascita di Sophie Scholl e l’anniversario dell’armistizio delle forze naziste che mise fine alla Seconda Guerra Mondiale nel Vecchio Continente, Non a caso oggi si celebra la Giornata dell’Europa e prende avvio la Conferenza sul Futuro dell’Europa.

In questo giorno così denso di significati volgiamo condividere la scelta di intitolare a una delle madri dell’Europa, Ursula Hirschmann Spinelli, il nostro circolo. Le ragioni della nostra scelta e un ritratto di questa personalità straordinaria si possono leggere in questo nostro articolo, dal titolo Un mese europeo.

Un mese europeo

Dal 1985 il 9 maggio – in ricordo che in quel giorno nel 1950 a Parigi l’allora Ministro degli Esteri francese tenne un discorso sul futuro di un’Europa pacifica attraverso la creazione di un’istituzione sovrastatale che sovraintendesse alla produzione del carbone e dell’acciaio, istituzione che fu poi creata l’anno seguente – è stato scelto come giornata europea. Questo non significa certamente dimenticare il 1. Maggio come festa del lavoro. D’altronde proprio quest’anno il lavoro è strettamente collegato alla ripresa dell’economia dopo la pandemia; questa ripresa, soprattutto in Italia, dipende in gran parte dal successo di un grande progetto europeo come il Next Generation EU.

Il nostro Circolo ha voluto sottolineare la sua forte caratterizzazione europeista decidendo di intitolarsi a una delle Madri d’Europa, Ursula Hirschmann Colorni Spinelli. Abbiamo chiesto al segretario del Circolo, Flavio Venturelli, le ragioni di questa scelta.

Unten folgt die deutsche Übersetzung des Interviews an Flavio Venturelli, Präsident des PD Kreises Karlsruhe über die Benennung des Zirkel an Ursula Hirschmann Colorni Spinelli.

Per quale ragione il Circolo PD di Karlsruhe ha scelto di intitolarsi con il  ricordo di Ursula Hirschmann Colorni Spinelli?

In una delle sue affermazioni più note, Ursula Hirschmann disse: “Non sono italiana benché abbia figli italiani, non sono tedesca benché la Germania una volta fosse la mia patria. E non sono nemmeno ebrea, benché sia un puro caso se non sono stata arrestata e poi bruciata in uno dei forni di qualche campo di sterminio”. Proprio da questo suo essere ‘senza patria’ ella faceva derivare la sua ferma fiducia in una futura Europa unita e federale. Quindi europeista, donna e a cavallo tra cultura tedesca e italiana: risulterebbe così molto difficile poter trovare un’altra figura che possa fungere da ideale punto di riferimento per le attività del nostro Circolo.

Puoi ricordare qualche elemento più significativo della biografia di Ursula Hirschmann, che a tuo avviso può rivestire oggi maggiore interesse, non solo in riferimento alle attività del Circolo?

La biografia di Ursula Hirschmann è molto ricca, ed è intenzione del nostro Circolo affrontarla con più attenzione nei suoi diversi momenti. Intanto – soprattutto qui in Germania – non dobbiamo dimenticare la sua attività politica, che insieme al fratello Albert Otto, destinato a diventare un economista di grande rilievo internazionale, iniziò giovanissima a Berlino all’interno della gioventù socialdemocratica, su posizioni non molto diverse da quelle tenute allora da un giovanissimo Willy Brandt; non dimentichiamo che entrambi erano nati nel 1913 e entrambi dovettero lasciare la Germania nel 1933. Poi evidentemente – soprattutto quest’anno, nella ricorrenza dell’ottantesimo anniversario della redazione del “Manifesto di Ventotene” – non possiamo dimenticare il ruolo che ella ebbe nella stesura e nella diffusione di tale Manifesto e delle idee del federalismo europeo che vi erano esposte; quindi gli anni dal 1939 fino al 1945 rappresentano per noi un motivo di grande interesse, anche se per comprenderli dobbiamo ricordare le tappe non meno importanti di Parigi, Milano e Trieste che precedettero gli incontri di Ventotene.

Il “Manifesto di Ventotene” fu redatto principalmente da Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, in stretta collaborazione con Eugenio Colorni. Pensi che la biografia di Ursula Hirschmann possa essere pensata in modo distinto e separato da quelli dei due uomini, Colorni e Spinelli, con i quali decise di condividere la sua vita?

Questa distinzione certamente non è possibile, anche se la posizione di Ursula nei loro confronti non fu mai subalterna o di semplice sostegno alle loro attività. Intanto è bene ricostruire con attenzione il complesso processo psicologico e esistenziale, che portò lentamente al logoramento di quell’infelice e disperato amore – così lo definì Colorni – che si concluse nella primavera 1943, quando Colorni, con l’aiuto determinante di Ursula, decise di lasciare il confino di Melfi e scelse la lotta clandestina a Roma, dove morì un anno dopo, una settimana prima della liberazione della città da parte dell’esercito statunitense, vittima della famigerata “Banda Kock” della polizia fascista. Ma quell’amore e quel matrimonio, da cui nacquero tre figlie, aveva conosciuto anche momenti di grande felicità, e Ursula amò sinceramente la capacità del marito, che fu un filosofo di grande originalità e un acuto studioso di Leibniz, di portare nella politica tutta la libertà della sua cultura. Così la decisione, nell’autunno del 1943, di iniziare una nuova vita con Altiero Spinelli fu un’esperienza sofferta e lentamente maturata; quella con Altiero, che sposò nel 1945 e dal quale ebbe altre tre figlie, fu non solo una vita interamente spesa insieme, ma anche – come ebbe a dire Ursula – pensata insieme in tutte le diverse fasi che portarono il marito a divenire nel 1970 Commissario Europeo e poi parlamentare, eletto come indipendente nelle liste del PCI prima al Parlamento italiano e poi in quello Europeo, fin dalla costituzione di quest’ultimo nel 1979.

Pensi che vi sia stata una continuità tra le esperienze vissute tra il 1939 e il 1945 e quella che, nel 1975, fu la decisione del tutto autonoma di Ursula Hirschmann di creare la nuova associazione “Femmes pour l’Europe”?

Indubbiamente! Come ho già ricordato, il ruolo di Ursula non fu mai subalterno: partecipò attivamente alle discussioni che portarono alla redazione del “Manifesto di Ventotene”, fu colei che lo portò fuori da Ventotene nascosto nella fodera del suo cappotto, ebbe una funzione determinante nel diffonderlo e nel preparare la prima riunione a Milano nell’agosto 1943 di quello che diventò il Movimento Federalista Europeo. Un ruolo analogo lo svolse per giungere al primo incontro dei movimenti di resistenza europei nel 1944 a Ginevra, dove fu decisa una prima dichiarazione europeista da parte dei movimenti che vi parteciparono, e ancora più deciso fu il suo ruolo per giungere nel marzo 1945 a Parigi a un nuovo importante incontro di questi e altri movimenti. Questa esperienza di organizzazione e ideazione era andata ulteriormente rafforzandosi nei decenni successivi, quindi l’associazione “Femmes pour l’Europe”, che Ursula preparò a lungo e con grande attenzione, intendeva creare un gruppo di pressione femminile per la crescita e lo sviluppo delle istituzioni europee, intanto per giungere alla creazione di un Parlamento Europeo, inteso però solo come primo passo verso un autentico governo federale europeo; quindi la lotta delle donne doveva essere a suo avviso inquadrata nella battaglia più ampia per una vera unificazione europea, in grado di creare una società realmente democratica ed equa nella quale doveva essere garantita una reale e più adeguata partecipazione femminile. Purtroppo nel dicembre 1975, poco dopo il primo grande congresso a Bruxelles dell’associazione, Ursula fu colpita da una grave malattia, con la quale lottò con coraggio e determinazione fino alla sua morte, che avvenne a Roma esattamente trent’anni fa’, nel gennaio 1991.

Warum hat sich der Circolo PD Karlsruhe nach Ursula Hirschmann Colorni Spinelli benannt? 

Eine der bekanntesten Aussagen von Ursula Hirschmann lautete: “Ich bin keine Italienerin, obwohl ich italienische Kinder habe; ich bin keine Deutsche, obwohl Deutschland einst mein Vaterland war. Und ich bin nicht einmal Jüdin, obwohl es ein reiner Zufall ist, dass ich nicht festgenommen und im Ofen eines Vernichtungslagers verbrannt wurde”. Genau aus ihrer Existenz als ‘Vaterlandslose’ bezog sie das feste Vertrauen in ein künftiges geeintes, föderales Europa. Eine überzeugte Europäerin also, eine Frau und eine Person, die in der deutschen und in der italienischen Kultur zu Hause war – es ließe sich kaum eine Figur ausfindig machen, die besser als idealer Bezugspunkt für die Aktivitäten unseres Circolo dienen könnte als sie.

Kannst du einige bedeutende Aspekte der Biografie von Ursula Hirschmann nennen, die deines Erachtens heute, nicht nur in Bezug auf die Aktivitäten des Circolo, von besonderem Interesse sind?

Die Biografie von Ursula Hirschmann ist sehr vielfältig und unser Circolo plant, sich verschiedenen Momenten ihres Lebens vertiefend zuzuwenden. In erster Linie sollte – vor allem hier in Deutschland – ihre politische Aktivität nicht vergessen werden. Zusammen mit ihrem Bruder Albert Otto, der später ein Ökonom von internationalem Ruf wurde, war sie seit sehr jungen Jahren in der Jugendorganisation der Sozialdemokratischen Partei in Berlin aktiv. Die von ihr vertretenen Positionen waren denen des ganz jungen Willy Brandt verwandt, der im selben Jahr geboren wurde wie sie und, genau wie sie, 1933 Deutschland verlassen musste. In zweiter Linie ist – vor allem dieses Jahr, dem 80. Jahrestag der Entstehung des “Manifests von Ventotene” – an die Rolle zu erinnern, die sie bei der Abfassung und Verbreitung dieses Manifests innehatte, ebenso wie an die darin dargelegten Ideen eines europäischen Föderalismus. Die Jahre zwischen 1939 und 1945 sind für uns also besonders interessant, auch wenn die früheren Etappen in Paris, Mailand und Triest, die den Begegnungen in Ventotene vorausgingen, nicht ausgeblendet werden dürfen.

Das “Manifest von Ventotene” wurde hauptsächlich von Altiero Spinelli und Ernesto Rossi, in enger Zusammenarbeit mit Eugenio Colorni, verfasst. Denkst du, dass die Biografie von Ursula Hirschmann gesondert und unabhängig von derjenigen der beiden Männer, mit denen sie ihr Leben geteilt hat, Colorni und Spinelli, betrachtet werden kann?

Eine solche gesonderte Betrachtung ist sicher nicht möglich, obgleich die Stellung von Ursula im Verhältnis zu ihnen nie subaltern war und nie in einer bloßen Unterstützung ihrer Tätigkeiten bestand. Zunächst sollte es darum gehen, den vielschichtigen psychologischen und existenziellen Prozess nachzuvollziehen, der allmählich zum Verfall der unglücklichen und verzweifelten Liebe führte – wie Colorni sie definierte –, die im Frühjahr 1943 ihr Ende fand. Colorni beschloss, entscheidend von Ursula unterstützt, aus der Verbannung in Melfi zu fliehen, und entschied sich für den Untergrundkampf in Rom. Ein Jahr später wurde er Opfer der berüchtigten “Banda Kock” der faschistischen Polizei und starb eine Woche vor der Befreiung der Stadt durch die amerikanischen Truppen. Doch hatten diese Liebe und diese Ehe, aus der drei Töchter hervorgingen, auch sehr glückliche Momente gekannt, und Ursula war eine aufrichtige Bewunderin der Fähigkeit ihres Mannes – ein origineller Philosoph und scharfsinniger Leibniz-Forscher –, die ganze Freiheit seiner Kultur in die Politik hineinzutragen. So war es eine leidvolle und langsam herangereifte Entscheidung, im Herbst 1943 ein neues Leben mit Altiero Spinelli zu beginnen. Das Leben mit Altiero, den sie 1945 heiratete und von dem sie weitere drei Töchter hatte, war nicht nur ein vollkommen gemeinsam verbrachtes, sondern – wie Ursula sagte – auch ein in seinen verschiedenen Phasen von gemeinsamen Überzeugungen und Gedanken getragenes Leben. Diese Phasen führten ihren Mann dazu, 1970 Europakommissar und später Parlamentarier zu werden. Er wurde als Unabhängiger in den Listen der KPI zunächst ins italienische Parlament und dann seit seiner Gründung im Jahr 1979 ins Europaparlament gewählt.

Glaubst du, dass zwischen den Erlebnissen der Jahre 1939 bis 1945 und der gänzlich autonomen Entscheidung von Ursula Hirschmann, 1975 die neue Vereinigung “Femmes pour l’Europe” ins Leben zu rufen, eine Kontinuität besteht?

Ohne Zweifel! Wie gesagt war die Rolle von Ursula nie subaltern. Sie nahm aktiv an den Diskussionen teil, die zur Niederschrift des “Manifests von Ventotene” führten; sie brachte das Manifest, eingenäht ins Futter ihres Mantels, aus Ventotene heraus; bei dessen Verbreitung und bei der Vorbereitung des ersten Treffens des späteren Movimento Federalista Europeo in Mailand im August 1943 spielte sie eine entscheidende Rolle. Eine ähnliche Rolle kam ihr bei der Organisation des ersten Treffens europäischer Widerstandsgruppen 1944 in Genf zu, wo die teilnehmenden Bewegungen eine erste europäische Erklärung beschlossen. Noch bedeutender war ihr Einsatz, um im März 1945 in Paris zu einer weiteren wichtigen Begegnung zwischen diesen und anderen Bewegungen zu gelangen. In den folgenden Jahrzehnten verstärkte sie diese organisatorischen und konzeptionellen Tätigkeiten. Mit der Vereinigung “Femmes pour l’Europe”, die Ursula von langer Hand vorbereitete, wollte sie einen Fraueninteressenverband für die Fortentwicklung der europäischen Institutionen schaffen. Zunächst ging es um die Einrichtung eines Europäischen Parlaments, die jedoch nur als erster Schritt zu einer authentisch föderalen Regierung Europas verstanden wurde. Der Kampf der Frauen sollte in ihren Augen also in den allgemeineren Kampf für eine europäische Einigung eingebettet werden, mit dem Ziel, eine demokratische und gerechte Gesellschaft zu schaffen, in der eine reale, umfassende Beteiligung der Frauen gewährleistet ist. Leider wurde Ursula im Dezember 1975, kurz nach dem ersten großen Kongress der Vereinigung, von einer schweren Krankheit getroffen, gegen die sie mit viel Mut und Entschlossenheit bis zu ihrem Tod angekämpft hat. Sie starb vor genau dreißig Jahren im Januar 1991 in Rom.

Un giornale per Karlsruhe e il suo anniversario: perché ricordarlo?

Il 1. Marzo scorso le “Badische Neueste Nachrichten” – in genere a tutti forse più note come “BNN” – hanno festeggiato il loro 75. anniversario. Qual’è il significato di questo anniversario, non solo per il giornale, ma per la città, il suo territorio circostante e la stessa comunità italiana? Qual’è il ruolo che la stampa locale e regionale svolge in Germania? Quale immagine dell’Italia e delle relazioni tra Italia e Germania può offrire il giornale? 

La redattrice-capo del giornale, Claudia Bockholt, che da pochi mesi ha assunto questo importante incarico nelle “BNN”, ha gentilmente risposto alle nostre domande con grande chiarezza e capacità di sintesi; anche per questo abbiamo deciso di lasciare nell’originale tedesco il testo dell’intervista.

Foto: BNN

Welche Bedeutung kann nach Ihrer Meinung das 75. Jubiläums der BNN haben?

Wir blicken durchaus mit Stolz auf 75 Jahre “Badische Neueste Nachrichten” zurück. Gleichzeitig blicken wir in die Zukunft – und sehen, dass es für den Journalismus viel zu tun gibt. Nie konnten die Menschen so schnell auf so viele Informationen und Nachrichten zugreifen wie heute – auf wahre wie auf falsche. Deshalb ist der Bedarf an geprüften Informationen, das Bedürfnis nach Einordnung, nach Verlässlichkeit und Seriosität bei den Menschen heute vielleicht größer denn je. Die vielen widersprüchlichen Informationen, die im Verlauf der Corona-Pandemie in Umlauf waren, haben das nachdrücklich gezeigt. Leider hat die Pandemie auch aufgezeigt, dass die Gräben in der Gesellschaft tiefer zu werden drohen. Der Ton wird immer rauer, die Polarisierung nimmt zu. Auch hier sehen wir uns in der Pflicht, durch gut recherchierte Texte einen Beitrag zur Versachlichung der öffentlichen Diskurse und damit hoffentlich auch zur Stabilisierung unserer Demokratie zu leisten.     

Kann ein solches Jubiläum neue Perspektive auch für die Zukunft der Zeitung – z. B. im Bereich der Multimedialität, oder um neue Leser zu erreichen – eröffnen?

Wir arbeiten seit einigen Jahren intensiv daran, uns digital aufzustellen und mit unserem Angebot neue Lesergruppen anzusprechen. Im vergangenen Jahr haben wir unsere neue Webseite gelauncht. In diesem Jahr haben wir unser Digital-Angebot “BNN+” auf den Markt gebracht. Wir arbeiten gleichzeitig ständig an der Verbesserung unseres Printprodukts. Wir stehen im Wettbewerb und unsere Leser erwarten zu Recht viel von uns – zu jeder Zeit und auf allen Kanälen.     

Auch auf Grund Ihrer vorherigen Erfahrungen, hat die örtliche und regionale Presse in Deutschland eine stärkere Funktion als in den übrigen europäischen Länder?

Es gibt wohl kaum ein Land mit einer derartigen Pressevielfalt wie in Deutschland: 345 Zeitungen mit einer Gesamtauflage von 15,74 Millionen Exemplaren. Auch bei den überregionalen Publikationen finden Sie ein großes Spektrum. Politisch reicht es von weit links bis weit rechts. Das pauschale Urteil über die vermeintlichen “Mainstream”-Medien in Deutschland stimmt also keinesfalls. Was uns besonders freut: Regionalzeitungen wie die “Badischen Neuesten Nachrichten” genießen unter allen Medien die höchste Glaubwürdigkeit. Wir schneiden sogar noch ein wenig besser ab als die Öffentlich-Rechtlichen. Die große Pressevielfalt und vor allem die publizistische Unabhängigkeit sind in Deutschland sicherlich noch wichtiger als in anderen Ländern Europas. Da steckt uns die bittere Erfahrung des Nationalsozialismus noch in den Knochen. 


Haben Sie eventuell Anregungen oder Vorschläge, um die deutsch-italienischen Beziehungen – vor allem in Süd-Deutschland – zu verbessern oder zu verstärken? Welche Bereiche können nach Ihrer Meinung als strategisch betrachtet werden?

Die deutsch-italienischen Beziehungen haben ja gerade in Süddeutschland ein starkes Fundament. Hier in Karlsruhe blickt man vielleicht noch öfter nach Frankreich, aber insgesamt sind die beiden Nationen einander doch stark verbunden. Die italienische Kultur hatte und hat in Deutschland ihren großen, treuen Fankreis. Im Bereich der Politik gibt es durchaus Erklärungsbedarf. Wir schauen manchmal etwas ratlos nach Rom und auf die deutlich schneller als bei uns wechselnden Regierungen und Bündnisse. Wenn da ab und an jemand über die Alpen käme und uns – bei einem schönen Glas Lugana oder Barbaresco natürlich 😉 – aus eigener, hautnaher Anschauung erzählte, was in Gesellschaft und Politik gerade vor sich geht, wäre das sicherlich ein großer Gewinn.

Europa – ein Versprechen, con la partecipazione di Leoluca Orlando

In occasione della giornata europea, Karlsruhe organizza anche quest’anno un festival europeo, con il titolo “Europa – ein Versprechen”. Il festival viene aperto il 2 maggio, alle ore 18, con una conferenza in streaming di Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo, dedicata al tema delle migrazioni.

Il programma è molto intenso: il 9 maggio ad esempio, in diretta dalla Marktplatz, dalle ore 14 alle 18, è prevista una manifestazione sul tema “Grenzenloses Europa?!”, e sempre nello stesso giorno, alle 16, un interessante dibattito tra esperti sul tema “Europa – Kopf oder Zahl?”. Il programma può essere consultato nel sito: www.europaeische-kulturtage.de Attraverso lo stesso sito si accede alla televisione del festival (EKT-TV), che trasmette tutti gli eventi previsti – dal 2 maggio fino alla chiusura prevista per il 16 maggio. A questa EKT-TV si può anche accedere in facebook e in instagram (facebook.com/EKTKarlsruhe; instagram.com/ekt_karlsruhe); tutte le produzioni digitali sono inoltre accessibili attraverso il sito www.karlsruhe.de/ekt-tv. Come si può vedere, è stato compiuto uno sforzo molto significativo per assicurare la massima partecipazione del pubblico ai numerosi eventi del festival, nonostante l’impossibilità di realizzarli in presenza, come si era desiderato fino a pochi giorni prima dell’inizio