Un mese europeo

Dal 1985 il 9 maggio – in ricordo che in quel giorno nel 1950 a Parigi l’allora Ministro degli Esteri francese tenne un discorso sul futuro di un’Europa pacifica attraverso la creazione di un’istituzione sovrastatale che sovraintendesse alla produzione del carbone e dell’acciaio, istituzione che fu poi creata l’anno seguente – è stato scelto come giornata europea. Questo non significa certamente dimenticare il 1. Maggio come festa del lavoro. D’altronde proprio quest’anno il lavoro è strettamente collegato alla ripresa dell’economia dopo la pandemia; questa ripresa, soprattutto in Italia, dipende in gran parte dal successo di un grande progetto europeo come il Next Generation EU.

Il nostro Circolo ha voluto sottolineare la sua forte caratterizzazione europeista decidendo di intitolarsi a una delle Madri d’Europa, Ursula Hirschmann Colorni Spinelli. Abbiamo chiesto al segretario del Circolo, Flavio Venturelli, le ragioni di questa scelta.

Unten folgt die deutsche Übersetzung des Interviews an Flavio Venturelli, Präsident des PD Kreises Karlsruhe über die Benennung des Zirkel an Ursula Hirschmann Colorni Spinelli.

Per quale ragione il Circolo PD di Karlsruhe ha scelto di intitolarsi con il  ricordo di Ursula Hirschmann Colorni Spinelli?

In una delle sue affermazioni più note, Ursula Hirschmann disse: “Non sono italiana benché abbia figli italiani, non sono tedesca benché la Germania una volta fosse la mia patria. E non sono nemmeno ebrea, benché sia un puro caso se non sono stata arrestata e poi bruciata in uno dei forni di qualche campo di sterminio”. Proprio da questo suo essere ‘senza patria’ ella faceva derivare la sua ferma fiducia in una futura Europa unita e federale. Quindi europeista, donna e a cavallo tra cultura tedesca e italiana: risulterebbe così molto difficile poter trovare un’altra figura che possa fungere da ideale punto di riferimento per le attività del nostro Circolo.

Puoi ricordare qualche elemento più significativo della biografia di Ursula Hirschmann, che a tuo avviso può rivestire oggi maggiore interesse, non solo in riferimento alle attività del Circolo?

La biografia di Ursula Hirschmann è molto ricca, ed è intenzione del nostro Circolo affrontarla con più attenzione nei suoi diversi momenti. Intanto – soprattutto qui in Germania – non dobbiamo dimenticare la sua attività politica, che insieme al fratello Albert Otto, destinato a diventare un economista di grande rilievo internazionale, iniziò giovanissima a Berlino all’interno della gioventù socialdemocratica, su posizioni non molto diverse da quelle tenute allora da un giovanissimo Willy Brandt; non dimentichiamo che entrambi erano nati nel 1913 e entrambi dovettero lasciare la Germania nel 1933. Poi evidentemente – soprattutto quest’anno, nella ricorrenza dell’ottantesimo anniversario della redazione del “Manifesto di Ventotene” – non possiamo dimenticare il ruolo che ella ebbe nella stesura e nella diffusione di tale Manifesto e delle idee del federalismo europeo che vi erano esposte; quindi gli anni dal 1939 fino al 1945 rappresentano per noi un motivo di grande interesse, anche se per comprenderli dobbiamo ricordare le tappe non meno importanti di Parigi, Milano e Trieste che precedettero gli incontri di Ventotene.

Il “Manifesto di Ventotene” fu redatto principalmente da Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, in stretta collaborazione con Eugenio Colorni. Pensi che la biografia di Ursula Hirschmann possa essere pensata in modo distinto e separato da quelli dei due uomini, Colorni e Spinelli, con i quali decise di condividere la sua vita?

Questa distinzione certamente non è possibile, anche se la posizione di Ursula nei loro confronti non fu mai subalterna o di semplice sostegno alle loro attività. Intanto è bene ricostruire con attenzione il complesso processo psicologico e esistenziale, che portò lentamente al logoramento di quell’infelice e disperato amore – così lo definì Colorni – che si concluse nella primavera 1943, quando Colorni, con l’aiuto determinante di Ursula, decise di lasciare il confino di Melfi e scelse la lotta clandestina a Roma, dove morì un anno dopo, una settimana prima della liberazione della città da parte dell’esercito statunitense, vittima della famigerata “Banda Kock” della polizia fascista. Ma quell’amore e quel matrimonio, da cui nacquero tre figlie, aveva conosciuto anche momenti di grande felicità, e Ursula amò sinceramente la capacità del marito, che fu un filosofo di grande originalità e un acuto studioso di Leibniz, di portare nella politica tutta la libertà della sua cultura. Così la decisione, nell’autunno del 1943, di iniziare una nuova vita con Altiero Spinelli fu un’esperienza sofferta e lentamente maturata; quella con Altiero, che sposò nel 1945 e dal quale ebbe altre tre figlie, fu non solo una vita interamente spesa insieme, ma anche – come ebbe a dire Ursula – pensata insieme in tutte le diverse fasi che portarono il marito a divenire nel 1970 Commissario Europeo e poi parlamentare, eletto come indipendente nelle liste del PCI prima al Parlamento italiano e poi in quello Europeo, fin dalla costituzione di quest’ultimo nel 1979.

Pensi che vi sia stata una continuità tra le esperienze vissute tra il 1939 e il 1945 e quella che, nel 1975, fu la decisione del tutto autonoma di Ursula Hirschmann di creare la nuova associazione “Femmes pour l’Europe”?

Indubbiamente! Come ho già ricordato, il ruolo di Ursula non fu mai subalterno: partecipò attivamente alle discussioni che portarono alla redazione del “Manifesto di Ventotene”, fu colei che lo portò fuori da Ventotene nascosto nella fodera del suo cappotto, ebbe una funzione determinante nel diffonderlo e nel preparare la prima riunione a Milano nell’agosto 1943 di quello che diventò il Movimento Federalista Europeo. Un ruolo analogo lo svolse per giungere al primo incontro dei movimenti di resistenza europei nel 1944 a Ginevra, dove fu decisa una prima dichiarazione europeista da parte dei movimenti che vi parteciparono, e ancora più deciso fu il suo ruolo per giungere nel marzo 1945 a Parigi a un nuovo importante incontro di questi e altri movimenti. Questa esperienza di organizzazione e ideazione era andata ulteriormente rafforzandosi nei decenni successivi, quindi l’associazione “Femmes pour l’Europe”, che Ursula preparò a lungo e con grande attenzione, intendeva creare un gruppo di pressione femminile per la crescita e lo sviluppo delle istituzioni europee, intanto per giungere alla creazione di un Parlamento Europeo, inteso però solo come primo passo verso un autentico governo federale europeo; quindi la lotta delle donne doveva essere a suo avviso inquadrata nella battaglia più ampia per una vera unificazione europea, in grado di creare una società realmente democratica ed equa nella quale doveva essere garantita una reale e più adeguata partecipazione femminile. Purtroppo nel dicembre 1975, poco dopo il primo grande congresso a Bruxelles dell’associazione, Ursula fu colpita da una grave malattia, con la quale lottò con coraggio e determinazione fino alla sua morte, che avvenne a Roma esattamente trent’anni fa’, nel gennaio 1991.

Warum hat sich der Circolo PD Karlsruhe nach Ursula Hirschmann Colorni Spinelli benannt? 

Eine der bekanntesten Aussagen von Ursula Hirschmann lautete: “Ich bin keine Italienerin, obwohl ich italienische Kinder habe; ich bin keine Deutsche, obwohl Deutschland einst mein Vaterland war. Und ich bin nicht einmal Jüdin, obwohl es ein reiner Zufall ist, dass ich nicht festgenommen und im Ofen eines Vernichtungslagers verbrannt wurde”. Genau aus ihrer Existenz als ‘Vaterlandslose’ bezog sie das feste Vertrauen in ein künftiges geeintes, föderales Europa. Eine überzeugte Europäerin also, eine Frau und eine Person, die in der deutschen und in der italienischen Kultur zu Hause war – es ließe sich kaum eine Figur ausfindig machen, die besser als idealer Bezugspunkt für die Aktivitäten unseres Circolo dienen könnte als sie.

Kannst du einige bedeutende Aspekte der Biografie von Ursula Hirschmann nennen, die deines Erachtens heute, nicht nur in Bezug auf die Aktivitäten des Circolo, von besonderem Interesse sind?

Die Biografie von Ursula Hirschmann ist sehr vielfältig und unser Circolo plant, sich verschiedenen Momenten ihres Lebens vertiefend zuzuwenden. In erster Linie sollte – vor allem hier in Deutschland – ihre politische Aktivität nicht vergessen werden. Zusammen mit ihrem Bruder Albert Otto, der später ein Ökonom von internationalem Ruf wurde, war sie seit sehr jungen Jahren in der Jugendorganisation der Sozialdemokratischen Partei in Berlin aktiv. Die von ihr vertretenen Positionen waren denen des ganz jungen Willy Brandt verwandt, der im selben Jahr geboren wurde wie sie und, genau wie sie, 1933 Deutschland verlassen musste. In zweiter Linie ist – vor allem dieses Jahr, dem 80. Jahrestag der Entstehung des “Manifests von Ventotene” – an die Rolle zu erinnern, die sie bei der Abfassung und Verbreitung dieses Manifests innehatte, ebenso wie an die darin dargelegten Ideen eines europäischen Föderalismus. Die Jahre zwischen 1939 und 1945 sind für uns also besonders interessant, auch wenn die früheren Etappen in Paris, Mailand und Triest, die den Begegnungen in Ventotene vorausgingen, nicht ausgeblendet werden dürfen.

Das “Manifest von Ventotene” wurde hauptsächlich von Altiero Spinelli und Ernesto Rossi, in enger Zusammenarbeit mit Eugenio Colorni, verfasst. Denkst du, dass die Biografie von Ursula Hirschmann gesondert und unabhängig von derjenigen der beiden Männer, mit denen sie ihr Leben geteilt hat, Colorni und Spinelli, betrachtet werden kann?

Eine solche gesonderte Betrachtung ist sicher nicht möglich, obgleich die Stellung von Ursula im Verhältnis zu ihnen nie subaltern war und nie in einer bloßen Unterstützung ihrer Tätigkeiten bestand. Zunächst sollte es darum gehen, den vielschichtigen psychologischen und existenziellen Prozess nachzuvollziehen, der allmählich zum Verfall der unglücklichen und verzweifelten Liebe führte – wie Colorni sie definierte –, die im Frühjahr 1943 ihr Ende fand. Colorni beschloss, entscheidend von Ursula unterstützt, aus der Verbannung in Melfi zu fliehen, und entschied sich für den Untergrundkampf in Rom. Ein Jahr später wurde er Opfer der berüchtigten “Banda Kock” der faschistischen Polizei und starb eine Woche vor der Befreiung der Stadt durch die amerikanischen Truppen. Doch hatten diese Liebe und diese Ehe, aus der drei Töchter hervorgingen, auch sehr glückliche Momente gekannt, und Ursula war eine aufrichtige Bewunderin der Fähigkeit ihres Mannes – ein origineller Philosoph und scharfsinniger Leibniz-Forscher –, die ganze Freiheit seiner Kultur in die Politik hineinzutragen. So war es eine leidvolle und langsam herangereifte Entscheidung, im Herbst 1943 ein neues Leben mit Altiero Spinelli zu beginnen. Das Leben mit Altiero, den sie 1945 heiratete und von dem sie weitere drei Töchter hatte, war nicht nur ein vollkommen gemeinsam verbrachtes, sondern – wie Ursula sagte – auch ein in seinen verschiedenen Phasen von gemeinsamen Überzeugungen und Gedanken getragenes Leben. Diese Phasen führten ihren Mann dazu, 1970 Europakommissar und später Parlamentarier zu werden. Er wurde als Unabhängiger in den Listen der KPI zunächst ins italienische Parlament und dann seit seiner Gründung im Jahr 1979 ins Europaparlament gewählt.

Glaubst du, dass zwischen den Erlebnissen der Jahre 1939 bis 1945 und der gänzlich autonomen Entscheidung von Ursula Hirschmann, 1975 die neue Vereinigung “Femmes pour l’Europe” ins Leben zu rufen, eine Kontinuität besteht?

Ohne Zweifel! Wie gesagt war die Rolle von Ursula nie subaltern. Sie nahm aktiv an den Diskussionen teil, die zur Niederschrift des “Manifests von Ventotene” führten; sie brachte das Manifest, eingenäht ins Futter ihres Mantels, aus Ventotene heraus; bei dessen Verbreitung und bei der Vorbereitung des ersten Treffens des späteren Movimento Federalista Europeo in Mailand im August 1943 spielte sie eine entscheidende Rolle. Eine ähnliche Rolle kam ihr bei der Organisation des ersten Treffens europäischer Widerstandsgruppen 1944 in Genf zu, wo die teilnehmenden Bewegungen eine erste europäische Erklärung beschlossen. Noch bedeutender war ihr Einsatz, um im März 1945 in Paris zu einer weiteren wichtigen Begegnung zwischen diesen und anderen Bewegungen zu gelangen. In den folgenden Jahrzehnten verstärkte sie diese organisatorischen und konzeptionellen Tätigkeiten. Mit der Vereinigung “Femmes pour l’Europe”, die Ursula von langer Hand vorbereitete, wollte sie einen Fraueninteressenverband für die Fortentwicklung der europäischen Institutionen schaffen. Zunächst ging es um die Einrichtung eines Europäischen Parlaments, die jedoch nur als erster Schritt zu einer authentisch föderalen Regierung Europas verstanden wurde. Der Kampf der Frauen sollte in ihren Augen also in den allgemeineren Kampf für eine europäische Einigung eingebettet werden, mit dem Ziel, eine demokratische und gerechte Gesellschaft zu schaffen, in der eine reale, umfassende Beteiligung der Frauen gewährleistet ist. Leider wurde Ursula im Dezember 1975, kurz nach dem ersten großen Kongress der Vereinigung, von einer schweren Krankheit getroffen, gegen die sie mit viel Mut und Entschlossenheit bis zu ihrem Tod angekämpft hat. Sie starb vor genau dreißig Jahren im Januar 1991 in Rom.

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