2 giugno 2021: il diritto al lavoro e il Next Generation EU

Il Next Generation EU “è fondamentale” – ha affermato nei giorni scorsi il segretario del PD, Enrico Letta. – “L’Europa ci ha dato tanti soldi, come non ne abbiamo mai visti. Se li useremo male questa volta sarà l’ultima, e prendiamo così delle responsabilità nei confronti delle prossime generazioni che non possiamo assumerci”.

Il significato di questi finanziamenti europei diviene ancora più chiaro se inquadrato nella prospettiva storica del difficile funzionamento dell’economia italiana degli ultimi decenni: un’economia che non ha saputo o voluto investire, che non si è rinnovata e che quindi non è riuscita a creare lavoro. Così ha sostenuto ad esempio l’economista Piero Ciocca nella sua relazione di apertura della recente Scuola di partito dedicata appunto al Next Generation EU; a suo avviso è quindi necessario far ripartire quanto prima, attraverso significativi investimenti pubblici che indubbiamente i finanziamenti europei rendono possibili, gli investimenti delle imprese, perché solo in tal modo diviene possibile una crescita significativa dell’occupazione.

Soprattutto non vi è tempo da perdere: anche se il programma europeo si concluderà alla fine del 2026, la sua attuazione per molti versi è già iniziata; naturalmente si potrà discutere se il PNRR – ovvero il piano di ripresa e resilienza presentato dall’Italia a Bruxelles – avrebbe potuto articolarsi in modo diverso, se alcuni settori avrebbero meritato maggiori risorse di quanto previsto. Ma, al di là delle obiezioni possibili, resta la grande, irripetibile occasione di crescita dell’economia e della società italiana ha ora di fronte; anzi, probabilmente, per facilitare l’approvazione del piano, le stime di crescita risultano molto prudenti; le risorse a disposizione restano però molto consistenti, e si deve sempre considerare con molta attenzione che non esistono solo le sei “missioni” – come digitalizzazione, transizione ecologica, istruzione e ricerca, salute – individuate dal programma, ma anche gli interventi “trasversali” tra ambiti diversi, che le risorse a disposizione rendono possibili. Dopo la campagna di vaccinazione contro il Covid, sarebbe necessaria – come ha sostenuto il giornalista Ferruccio De’ Bortoli nella stessa occasione – una “vaccinazione educativa” generalizzata, una grande opera di rinnovamento di tutto il settore della formazione permanente, particolarmente insoddisfacente in Italia, per migliorare in modo decisivo le competenze di tutte le ricche risorse umane presenti in Italia. Tra queste competenze svolgono un ruolo decisivo anche quelle civili, tese a formare in modo adeguato una cittadinanza consapevole. Sia ben chiaro: non si tratta di chiudersi in un ottimismo superficiale. Come ha sostenuto, sempre nella stessa occasione, l’economista Elena Granaglia, il PNRRrischia di attivare politiche di inclusione sociale considerate prevalentemente nell’ottica di rendere possibile un’integrazione nel mercato del lavoro, senza considerare con attenzione la complessità di una politica tesa realmente a superare – o almeno a ridurre – le diseguaglianze. Ma questa diversa visione del welfare e della stessa partecipazione democratica deve realizzarsi all’interno dei progetti e delle misure rese possibili dal PNRR, e non restandone fuori.

Quindi, come sostenuto da Gianni Cuperlo nella stessa occasione, è urgente l’elaborazione di una nuova cultura politica. Questo è un compito che riguarda anche gli italiani residenti in Germania e in Europa: essere capaci di osservare le best practices e le migliori politiche che talvolta esistono in alcuni settori, saperle comunicare agli interlocutori residenti in Italia, lottare per quanto possibile contro quello spirito di rassegnazione passiva che rischia talvolta di prevalere in Italia. Queste – e tante altre, naturalmente – sono le forme possibili di questa nuova cultura politica. Come ha ricordato Enrico Letta, questa è un’occasione che non possiamo perdere e nella quale non possiamo permetterci di sbagliare.  

Una segnalazione: l’allargamento di orizzonti del nuovo programma europeo Erasmus +

Lo scorso 18 maggio il parlamento europeo ha approvato uno stanziamento di circa 28 miliardi di euro per le attività correlate al programma Erasmus+ per il settennio 2021-2027. Si tratta di un aumento considerevole delle risorse destinate a una serie di misure e progetti, che già nel periodo 2014-2020 avevano riscosso un significativo successo e che rappresentano una delle misure più efficaci per realizzare una vera e propria integrazione europea attraverso lo scambio di esperienze di studio e di lavoro.

Già da qualche anno il programma Erasmus, nato nel 1987 come incentivo alla mobilità studentesca universitaria, si è arricchito di una serie di iniziative destinate non solo alla platea originaria degli studenti universitari, ma anche ad altri membri del settore dell’istruzione secondaria e primaria, come alunni e insegnanti, cambiando così il suo nome nel 2014 in Erasmus+. I nuovi fondi, che verranno ripartiti in maniera crescente nel corso del prossimo settennio, permetteranno al programma di crescere ulteriormente in termini di attività previste e di numero di soggetti coinvolti; il programma avrà come valori di riferimento l’inclusione, la semplificazione e l’integrazione con gli obiettivi della Commissione Europea previsti dal piano per la ripresa NextGenerationEU, con particolare attenzione alle tematiche ambientali.

Inoltre, come già accennato, Erasmus+ si rivolge non solo al mondo dell’università, ma anche a quello della scuola, con possibilità di mobilità transnazionale per alunni e personale scolastico; è inoltre teso a favorire partenariati nuovi o già esistenti. Un’estensione importante del programma è quella relativa alla formazione professionale, tramite iniziative di mobilità per tirocinanti, apprendisti ed esperti del mondo della formazione, accompagnate a iniziative miranti a partnership strategiche, che abbiano l’obiettivo di favorire la diffusione di know how e best practice tra i vari Paesi della UE.

Infine, viene previsto nel periodo 2021-2027 anche il finanziamento di progetti relativi al mondo dello sport, con le sue ricadute in termini di inclusione sociale e i suoi benefici sulla salute pubblica e in genere sulla formazione degli adulti intesa nel senso più ampio del termine. 

Proprio per la varietà di misure che è possibile intraprendere, e per la trasversalità delle categorie che possono avvalersi del programma, è significativo che la Commissione Europea ed il Parlamento Europeo abbiano voluto destinare una cifra assai cospicua al nuovo Erasmus+. Diviene così sempre più evidente che la costruzione della comunità europea non passa solo attraverso la condivisione di regole comuni o gli accordi di libero scambio, sui quali c’è comunque ancora molto da fare per raggiungere la piena integrazione tra i 27 Stati membri, ma ancor più attraverso la conoscenza e l´esperienza diretta di stili di vita, tradizioni, costumi, usanze, regole, pregi e difetti dei Paesi e delle diverse comunità che costituiscono l´UE. Lo spirito del programma Erasmus+ è quindi proprio quello di realizzare nella quotidianità – e a tutti i livelli della società (non solo rivolgendosi ai più giovani) – quella integrazione che nessun semplice accordo politico potrà mai da solo garantire: ovvero l’integrazione raggiunta attraverso la conoscenza e il rispetto reciproci, e cioè l’unione nelle diversità.

Informazioni dettagliate sulle opportunità presenti e sulle modalità di partecipazione sono disponibili sul sito erasmusplus.it. Altre fonti di informazione: IlSole24Ore, erasmusplus.it, europarl.europa.it

2 giugno 1946 – 2 giugno 2021: alcune riflessioni su un anniversario

Il 2 giugno scorso il nostro Circolo è riuscito a incontrarsi di nuovo “in presenza”. Abbiamo avuto così occasione di festeggiare nel modo migliore il 75. Anniversario della Repubblica Italiana. Inoltre abbiamo potuto discutere e scambiare opinioni e idee su questo anniversario con il giovane storico Francesco Leone, italiano ma con forti radici in Germania. Francesco Leone, che vive ormai da quasi un anno a Karlsruhe, ha recentemente concluso il dottorato di ricerca presso l’Università di Treviri e lavora attualmente presso l’Università di Mannheim. Le riflessioni, delle quali Francesco ci ha voluto generosamente far parte, sono scaturite dall’incontro prima ricordato.

In Italia e in Germania, il 2021 è un anno caratterizzato anche dalla quantità di anniversari “tondi” di eventi fondativi o di svolta legati alla storia dei due paesi. Nel caso della Germania ricorre il 150esimo anniversario dell’unificazione e della proclamazione dell’impero tedesco e il 60esimo anniversario della costruzione del Muro di Berlino. Il primo, l’anniversario della fondazione, ha provocato un aspro dibattito storiografico sul ruolo dell’impero, sul suo rapporto con la società tedesca e sul suo peso nella storia tedesca successiva e, in particolare, nell’avvento del nazionalsocialismo. Al contrario di ciò che avviene in Italia, in Germania la rielaborazione del passato è spesso al centro di dibattiti che travalicano le riviste specializzate per trovare spazio su media generalisti, cartacei e non. A mo’ di confronto, il 150esimo anniversario dell’unificazione italiana nel 2011 non diede luogo a nessun dibattito, quantomeno nell’opinione pubblica o sulla stampa generalista, e neppure in occasione del 75esimo anniversario della nascita della Repubblica si sono letti ampi dibattiti storici sull’evento.

Il risultato è probabilmente che il 2 giugno 1946 – giorno non solo del referendum che decise tra monarchia e repubblica, ma anche giorno in cui venne eletta l’Assemblea costituente – venga, almeno in parte, decontestualizzato, con il rischio di trattarlo come una data staccata dalla storia: solo come punto di partenza, come effetti fu, ma non di arrivo – e fu anche questo. 

Vale la pena quindi, ricordare come il 2 giugno 1946 sia stato infatti il risultato e il culmine di un processo che durò per tutti gli anni della guerra mondiale e della guerra civile, caratterizzato da profonde spaccature sociali e politiche. Furono soprattutto i tre grandi partiti antifascisti di massa – la Democrazia Cristiana, il Partito Comunista e il Partito Socialista – a governare la primissima fase del dopoguerra, tra la liberazione nell’aprile 1945 e il referendum dell’anno successivo. Le contrapposizioni profonde tra i partiti, che coinvolgevano innanzitutto il giudizio su casa Savoia e sul suo coinvolgimento con il fascismo, e quindi la stessa questione istituzionale – furono messe da parte a partire dall’aprile 1944, quando si formò il primo governo post-fascista, con la partecipazione di tutte le forze del Comitato di Liberazione Nazionale con l’antifascismo a fare da collante. Oltre all’antifascismo, alla base del compromesso c’era la disponibilità dei partiti di mettere da parte proprio la questione istituzionale e di rimandare la decisione sulla forma di Stato a dopo la fine della guerra, tramite un referendum – il primo, tra l’altro, in cui poterono votare anche le donne. Il 2 giugno assume quindi una doppia valenza: oltre al referendum, che sciolse il nodo della questione provvisoriamente rimandata nel 1944, venne eletta l’Assemblea costituente, che poche settimane dopo iniziò i suoi lavori. Il percorso che portò all’entrata in vigore della Costituzione, nel 1948, fu quindi lungo, complesso, e soprattutto, non fu frutto di necessità ma di scelte. 

Se da un lato la funzione “politica” ed “istituzionale” degli anniversari non è quella dell’approfondimento storico e se tipicamente in tali occasioni ci si rivolge al presente o al futuro, più che al passato, dall’altro il rischio è che proprio questa complessità storica “scompaia” di fronte alla celebrazione dell’anniversario stesso. La speranza è che anche in Italia gli anniversari possano essere momenti non soltanto di ritualizzazione, ma anche di riflessione e dibattito realmente storico, anche tra il pubblico più ampio di quello specialistico, sull’esempio, perché no, della Germania, dove la comunità scientifica e l’opinione pubblica non perdono occasione per problematizzare e “fare i conti con la storia”.

Francesco Leone 

leone@uni-mannheim.de

2 giugno 2021: i diritti civili e il disegno di legge Zan

Come è noto, ormai da tempo è in discussione presso il Parlamento italiano il disegno di legge presentato dal parlamentare del Partito Democratico, Alessandro Zan. Tale disegno di legge intende promuovere una cultura del rispetto e dell’inclusione, che contrasti i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità. Il disegno di legge si ricollega alla cosiddetta Legge Mancino del 1994, che prevedeva la punibilità di atti di discriminazione per motivi etnici e religiosi, e appunto estende tale punibilità anche alle discriminazioni dovute a orientamenti sessuali o a identità di genere.

Abbiamo chiesto a Federico Quadrelli, Presidente del PD-Germania e a suo tempo tra i fondatori della Rete-DEM che ha lavorato sul riconoscimento delle unioni civili in Italia, la sua opinione su tale disegno di legge e sull’importanza della sua definitiva approvazione.

1) Quale ruolo pensi che la difesa e la promozione dei diritti civili debbano avere nell’azione politica del PD, e in genere della sinistra e delle forze democratiche?

C’è una strana narrazione che si è affermata ultimamente, per cui la sinistra da tempo si preoccuperebbe solo di diritti civili e di nient’altro. Anchein Germania c’è chi vorrebbe suggerire che la sinistra – socialdemocratica o meno – è più interessata alle discussioni teoriche e linguistiche d’inclusione che ai diritti e alle condizioni del lavoro; cito un illustre esempio tra tutti: l’ultimo libro di Sahra Wagenknecht e la sua definizione di Lifestyle-Linken. Ecco, ci tengo a dire con forza che i diritti vanno mano nella mano: i diritti sociali ed economici non sono affatto in contrapposizione ai diritti civili. Anzi, gli uni non ci sono senza gli altri, altrimenti avremmo sempre una battaglia monca. Proprio per questa ragione negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso le battaglie più importanti hanno avuto successo; perché i movimenti dei diritti civili sono sempre stati alleati a quelli per i diritti dei lavoratori. Per il Partito Democratico, quindi, l’impegno nella promozione dei diritti civili deve essere qualificante, riguarda certo i diritti LGBTQI, ma anche quelli per la cittadinanza e per la dignità della persona umana. E questo non è affatto in contraddizione con la promozione dell’uguaglianza, della giustizia sociale e con il miglioramento delle condizioni del lavoro e della qualità della vita. Le cose – vorrei ripetere ancora una volta con forza – vanno di pari passo, mano nella mano. Il motivo è semplice: la destra divide, crea contrapposizione nella società per mettere un presunto puro “noi” contro un impuro “altri”, la sinistra invece, socialdemocratica e progressista, s’impegna per rafforzare il “noi”, per farlo così crescere con una logica inclusiva, in cui le diversità sono intese come pluralità; essearricchiscono e non minacciano niente e nessuno. Quindi esistono due narrazioni contrapposte, due modi di agire politico diversi; per questo dobbiamo distinguerci.

2) Rispetto all’attuale discussione del disegno di legge dell’on.le Zan, quale pensi possa essere il significato della sua approvazione?

L’ approvazione può avere un grande significato, perché fa’ compiere al paese un passo in avanti rispetto alla situazione in cui è ora. Il DDL Zan non è nulla di rivoluzionario, nonostante l’attenzione mediatica che lo circonda. Esso infatti amplia la legge Mancino, estendendo le tutele in essa previste alle persone LGBTQI e alle donne, che continuano a essere oggetto di violenza e di sistematica discriminazione, anche qualora esse risultino numericamente una maggioranza e non una “minoranza”. Alcune argomentazioni o perplessità rispetto al disegno di legge sono quindi difficilmente comprensibili. Infine il DDL Zan mette finalmente lo Stato nella condizione di difendere davvero tutte e tutti, quando nei loro confrontici sia odio, discriminazione e volontà di ferire. 

3) Pensi che rispetto a questi temi vi siano sensibilità diverse nella società italiana e in quella tedesca? Hai avuto modo ad esempio di notare questa diversità anche in taluni aspetti delle posizioni espresse a proposito dalla Chiesa Cattolica o da quella Evangelica in Germania?

Il tema è complesso. Mi limito a dire che la Chiesa Cattolica vive al suo interno una profondo terremoto. Ci sono posizioni contrastanti. In che modo certe posizioni discriminatorie ed escludenti, che esistono in ampie frange della Chiesa Cattolica, possono convivere con il messaggio d’amore, compassione e carità – per citare due concetti cari a Benedetto XVI, che a tali concetti ha dedicato delle encicliche -, che viene professato ad ogni pié sospinto? Non si conciliano affatto. Per questo l’impegno di Papa Francesco è eroico, perché mette al centro un messaggio genuino rispetto agli interessi di potere che hanno “sballottato la Chiesa qua e là” – sempre per citare Ratzinger – e non certo per le parole di Dio, ma per gli interessi degli uomini, che siano in porpora o meno. La Chiesa evangelica in Germania, senza dimenticare quella valdese in Italia, su questo terreno è certamente più avanti; avanti nel senso che ha fatto uno sforzo per conciliare gli insegnamenti cristiani con la realtà sociale e umana in cui opera. Le religioni sono purtroppo – inutile negarlo – ancora un potentissimo fattore di sconvolgimento sociale: in alcuni casi possono esserlo nel bene, in altri nel male. E se in Europa la religione gioca un ruolo, che viene comunque controbilanciato dalle istituzioni secolari, altrove – ahimé! – le religioni sono ancora usate per giustificare guerre, stermini, discriminazioni e oppressione violenta contro le minoranze etniche, religiose e sessuali, o contro altre forme di minoranze.

Un nuovo governo per il Land Baden-Württemberg

Dal 12 maggio scorso è entrato in carica, come è noto, il nuovo governo del Land Baden-Württemberg, costituitosi in seguito ai risultati delle elezioni regionali del marzo scorso. La coalizione di governo non è mutata, e rimane costituita dai Grünen e dalla CDU; la SPD rimane così anche in questa legislatura la principale forza di opposizione

Rispetto alla legislatura precedente, si sono però trasformati in modo radicale i rapporti di forza tra i due partiti della coalizione, con un rafforzamento considerevole dei Grünen e un non meno considerevole indebolimento della CDU. A parte la conferma di Winfried Kretschmann come Ministerpräsident, questi mutati rapporti di forza tra i due partiti hanno avuto conseguenze anche sulla composizione del governo regionale.

In particolare è stata sottolineata la novità rappresentata dalla nomina a Finanzminister del Dr. Danyal Bayaz, esponente di primo piano dei Grünen, 34 anni, chiamato a dirigere un ministero che, date le difficoltà del bilancio del Land create dal dover fronteggiare la situazione di emergenza provocata dal Covid 19, assume ancora maggior rilievo per poter concretamente realizzare l’ambizioso programma di governo. Una seconda novità – è infatti la prima volta che ciò è avvenuto nella storia del Land – è rappresentata dalla nomina di un’esponente dei Grünen a Ministerin für Kultus, Jugend und Sport: Therese Schopper, che ha alle spalle una lunga esperienza politica e amministrativa, dovrà quindi occuparsi di tutta la politica scolastica e formativa del Land, un incarico che rischia facilmente di provocare impopolarità ma che è evidentemente determinante nell’insieme della politica regionale, anche per l’alto numero di insegnanti, funzionari e dipendenti che dipendono da questo Ministero oltre che per le difficili conseguenze lasciate nel mondo scolastico dal Covid 19.

La svolta verde, che il nuovo governo vorrebbe determinare con il suo programma, è riassunta soprattutto dallo slogan più volte ripetuto delle 1.000 pale eoliche, che dovrebbero venire rapidamente costruite nei prossimi anni e contribuire in modo determinante alla svolta energetica e al raggiungimento degli obiettivi posti dalla politica di transizione ecologica. Questa misura è stata accolta con un certo scetticismo, non solo per le prima ricordate difficoltà di bilancio, ma anche per le difficoltà connesse alle misure di approvazione per la costruzione di tali pale, che dipendono in gran parte dai singoli Comuni e che spesso provocano forti opposizioni da parte degli abitanti nelle zone limitrofe ai nuovi impianti. In ogni caso proprio l’alto numero di questi nuovi impianti da costruire rapidamente vuol dare un segno chiaro del forte cambiamento intervenuto con il nuovo governo.

Sarebbe evidentemente riduttivo considerare solo questo aspetto del programma, che la SPD ha criticato come lacunoso soprattutto perché legato e condizionato da una politica di bilancio che resta per molti versi solo un’ipotesi aperta e tutta da verificare. Molte altre sfide, legate ad esempio alla trasformazione della produzione automobilistica, che svolge un ruolo determinante nell’economia del Land, o connesse alla sempre più difficile situazione delle politiche abitative, create dalla carenza di abitazioni disponibili e accessibili a buon mercato – e naturalmente l’elenco potrebbe continuare a lungo -, rivestono un’importanza non meno significativa. Quindi, anche per gli italiani residenti nel Land, l’osservazione costante e attenta di quanto verrà realizzato e il rafforzamento del ruolo di opposizione critica e costruttiva della SPD regionale rappresenteranno nei prossimi anni un’esigenza molto significativa.

Intitoliamo il circolo a Ursula Hirschmann Spinelli

Una donna, una resistente, un’europea vissuta tra Germania e Italia: un esempio e un orizzonte per il nostro circolo.

9 Maggio 2021: oggi ricorrono il centenario della nascita di Sophie Scholl e l’anniversario dell’armistizio delle forze naziste che mise fine alla Seconda Guerra Mondiale nel Vecchio Continente, Non a caso oggi si celebra la Giornata dell’Europa e prende avvio la Conferenza sul Futuro dell’Europa.

In questo giorno così denso di significati volgiamo condividere la scelta di intitolare a una delle madri dell’Europa, Ursula Hirschmann Spinelli, il nostro circolo. Le ragioni della nostra scelta e un ritratto di questa personalità straordinaria si possono leggere in questo nostro articolo, dal titolo Un mese europeo.

Un mese europeo

Dal 1985 il 9 maggio – in ricordo che in quel giorno nel 1950 a Parigi l’allora Ministro degli Esteri francese tenne un discorso sul futuro di un’Europa pacifica attraverso la creazione di un’istituzione sovrastatale che sovraintendesse alla produzione del carbone e dell’acciaio, istituzione che fu poi creata l’anno seguente – è stato scelto come giornata europea. Questo non significa certamente dimenticare il 1. Maggio come festa del lavoro. D’altronde proprio quest’anno il lavoro è strettamente collegato alla ripresa dell’economia dopo la pandemia; questa ripresa, soprattutto in Italia, dipende in gran parte dal successo di un grande progetto europeo come il Next Generation EU.

Il nostro Circolo ha voluto sottolineare la sua forte caratterizzazione europeista decidendo di intitolarsi a una delle Madri d’Europa, Ursula Hirschmann Colorni Spinelli. Abbiamo chiesto al segretario del Circolo, Flavio Venturelli, le ragioni di questa scelta.

Unten folgt die deutsche Übersetzung des Interviews an Flavio Venturelli, Präsident des PD Kreises Karlsruhe über die Benennung des Zirkel an Ursula Hirschmann Colorni Spinelli.

Per quale ragione il Circolo PD di Karlsruhe ha scelto di intitolarsi con il  ricordo di Ursula Hirschmann Colorni Spinelli?

In una delle sue affermazioni più note, Ursula Hirschmann disse: “Non sono italiana benché abbia figli italiani, non sono tedesca benché la Germania una volta fosse la mia patria. E non sono nemmeno ebrea, benché sia un puro caso se non sono stata arrestata e poi bruciata in uno dei forni di qualche campo di sterminio”. Proprio da questo suo essere ‘senza patria’ ella faceva derivare la sua ferma fiducia in una futura Europa unita e federale. Quindi europeista, donna e a cavallo tra cultura tedesca e italiana: risulterebbe così molto difficile poter trovare un’altra figura che possa fungere da ideale punto di riferimento per le attività del nostro Circolo.

Puoi ricordare qualche elemento più significativo della biografia di Ursula Hirschmann, che a tuo avviso può rivestire oggi maggiore interesse, non solo in riferimento alle attività del Circolo?

La biografia di Ursula Hirschmann è molto ricca, ed è intenzione del nostro Circolo affrontarla con più attenzione nei suoi diversi momenti. Intanto – soprattutto qui in Germania – non dobbiamo dimenticare la sua attività politica, che insieme al fratello Albert Otto, destinato a diventare un economista di grande rilievo internazionale, iniziò giovanissima a Berlino all’interno della gioventù socialdemocratica, su posizioni non molto diverse da quelle tenute allora da un giovanissimo Willy Brandt; non dimentichiamo che entrambi erano nati nel 1913 e entrambi dovettero lasciare la Germania nel 1933. Poi evidentemente – soprattutto quest’anno, nella ricorrenza dell’ottantesimo anniversario della redazione del “Manifesto di Ventotene” – non possiamo dimenticare il ruolo che ella ebbe nella stesura e nella diffusione di tale Manifesto e delle idee del federalismo europeo che vi erano esposte; quindi gli anni dal 1939 fino al 1945 rappresentano per noi un motivo di grande interesse, anche se per comprenderli dobbiamo ricordare le tappe non meno importanti di Parigi, Milano e Trieste che precedettero gli incontri di Ventotene.

Il “Manifesto di Ventotene” fu redatto principalmente da Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, in stretta collaborazione con Eugenio Colorni. Pensi che la biografia di Ursula Hirschmann possa essere pensata in modo distinto e separato da quelli dei due uomini, Colorni e Spinelli, con i quali decise di condividere la sua vita?

Questa distinzione certamente non è possibile, anche se la posizione di Ursula nei loro confronti non fu mai subalterna o di semplice sostegno alle loro attività. Intanto è bene ricostruire con attenzione il complesso processo psicologico e esistenziale, che portò lentamente al logoramento di quell’infelice e disperato amore – così lo definì Colorni – che si concluse nella primavera 1943, quando Colorni, con l’aiuto determinante di Ursula, decise di lasciare il confino di Melfi e scelse la lotta clandestina a Roma, dove morì un anno dopo, una settimana prima della liberazione della città da parte dell’esercito statunitense, vittima della famigerata “Banda Kock” della polizia fascista. Ma quell’amore e quel matrimonio, da cui nacquero tre figlie, aveva conosciuto anche momenti di grande felicità, e Ursula amò sinceramente la capacità del marito, che fu un filosofo di grande originalità e un acuto studioso di Leibniz, di portare nella politica tutta la libertà della sua cultura. Così la decisione, nell’autunno del 1943, di iniziare una nuova vita con Altiero Spinelli fu un’esperienza sofferta e lentamente maturata; quella con Altiero, che sposò nel 1945 e dal quale ebbe altre tre figlie, fu non solo una vita interamente spesa insieme, ma anche – come ebbe a dire Ursula – pensata insieme in tutte le diverse fasi che portarono il marito a divenire nel 1970 Commissario Europeo e poi parlamentare, eletto come indipendente nelle liste del PCI prima al Parlamento italiano e poi in quello Europeo, fin dalla costituzione di quest’ultimo nel 1979.

Pensi che vi sia stata una continuità tra le esperienze vissute tra il 1939 e il 1945 e quella che, nel 1975, fu la decisione del tutto autonoma di Ursula Hirschmann di creare la nuova associazione “Femmes pour l’Europe”?

Indubbiamente! Come ho già ricordato, il ruolo di Ursula non fu mai subalterno: partecipò attivamente alle discussioni che portarono alla redazione del “Manifesto di Ventotene”, fu colei che lo portò fuori da Ventotene nascosto nella fodera del suo cappotto, ebbe una funzione determinante nel diffonderlo e nel preparare la prima riunione a Milano nell’agosto 1943 di quello che diventò il Movimento Federalista Europeo. Un ruolo analogo lo svolse per giungere al primo incontro dei movimenti di resistenza europei nel 1944 a Ginevra, dove fu decisa una prima dichiarazione europeista da parte dei movimenti che vi parteciparono, e ancora più deciso fu il suo ruolo per giungere nel marzo 1945 a Parigi a un nuovo importante incontro di questi e altri movimenti. Questa esperienza di organizzazione e ideazione era andata ulteriormente rafforzandosi nei decenni successivi, quindi l’associazione “Femmes pour l’Europe”, che Ursula preparò a lungo e con grande attenzione, intendeva creare un gruppo di pressione femminile per la crescita e lo sviluppo delle istituzioni europee, intanto per giungere alla creazione di un Parlamento Europeo, inteso però solo come primo passo verso un autentico governo federale europeo; quindi la lotta delle donne doveva essere a suo avviso inquadrata nella battaglia più ampia per una vera unificazione europea, in grado di creare una società realmente democratica ed equa nella quale doveva essere garantita una reale e più adeguata partecipazione femminile. Purtroppo nel dicembre 1975, poco dopo il primo grande congresso a Bruxelles dell’associazione, Ursula fu colpita da una grave malattia, con la quale lottò con coraggio e determinazione fino alla sua morte, che avvenne a Roma esattamente trent’anni fa’, nel gennaio 1991.

Warum hat sich der Circolo PD Karlsruhe nach Ursula Hirschmann Colorni Spinelli benannt? 

Eine der bekanntesten Aussagen von Ursula Hirschmann lautete: “Ich bin keine Italienerin, obwohl ich italienische Kinder habe; ich bin keine Deutsche, obwohl Deutschland einst mein Vaterland war. Und ich bin nicht einmal Jüdin, obwohl es ein reiner Zufall ist, dass ich nicht festgenommen und im Ofen eines Vernichtungslagers verbrannt wurde”. Genau aus ihrer Existenz als ‘Vaterlandslose’ bezog sie das feste Vertrauen in ein künftiges geeintes, föderales Europa. Eine überzeugte Europäerin also, eine Frau und eine Person, die in der deutschen und in der italienischen Kultur zu Hause war – es ließe sich kaum eine Figur ausfindig machen, die besser als idealer Bezugspunkt für die Aktivitäten unseres Circolo dienen könnte als sie.

Kannst du einige bedeutende Aspekte der Biografie von Ursula Hirschmann nennen, die deines Erachtens heute, nicht nur in Bezug auf die Aktivitäten des Circolo, von besonderem Interesse sind?

Die Biografie von Ursula Hirschmann ist sehr vielfältig und unser Circolo plant, sich verschiedenen Momenten ihres Lebens vertiefend zuzuwenden. In erster Linie sollte – vor allem hier in Deutschland – ihre politische Aktivität nicht vergessen werden. Zusammen mit ihrem Bruder Albert Otto, der später ein Ökonom von internationalem Ruf wurde, war sie seit sehr jungen Jahren in der Jugendorganisation der Sozialdemokratischen Partei in Berlin aktiv. Die von ihr vertretenen Positionen waren denen des ganz jungen Willy Brandt verwandt, der im selben Jahr geboren wurde wie sie und, genau wie sie, 1933 Deutschland verlassen musste. In zweiter Linie ist – vor allem dieses Jahr, dem 80. Jahrestag der Entstehung des “Manifests von Ventotene” – an die Rolle zu erinnern, die sie bei der Abfassung und Verbreitung dieses Manifests innehatte, ebenso wie an die darin dargelegten Ideen eines europäischen Föderalismus. Die Jahre zwischen 1939 und 1945 sind für uns also besonders interessant, auch wenn die früheren Etappen in Paris, Mailand und Triest, die den Begegnungen in Ventotene vorausgingen, nicht ausgeblendet werden dürfen.

Das “Manifest von Ventotene” wurde hauptsächlich von Altiero Spinelli und Ernesto Rossi, in enger Zusammenarbeit mit Eugenio Colorni, verfasst. Denkst du, dass die Biografie von Ursula Hirschmann gesondert und unabhängig von derjenigen der beiden Männer, mit denen sie ihr Leben geteilt hat, Colorni und Spinelli, betrachtet werden kann?

Eine solche gesonderte Betrachtung ist sicher nicht möglich, obgleich die Stellung von Ursula im Verhältnis zu ihnen nie subaltern war und nie in einer bloßen Unterstützung ihrer Tätigkeiten bestand. Zunächst sollte es darum gehen, den vielschichtigen psychologischen und existenziellen Prozess nachzuvollziehen, der allmählich zum Verfall der unglücklichen und verzweifelten Liebe führte – wie Colorni sie definierte –, die im Frühjahr 1943 ihr Ende fand. Colorni beschloss, entscheidend von Ursula unterstützt, aus der Verbannung in Melfi zu fliehen, und entschied sich für den Untergrundkampf in Rom. Ein Jahr später wurde er Opfer der berüchtigten “Banda Kock” der faschistischen Polizei und starb eine Woche vor der Befreiung der Stadt durch die amerikanischen Truppen. Doch hatten diese Liebe und diese Ehe, aus der drei Töchter hervorgingen, auch sehr glückliche Momente gekannt, und Ursula war eine aufrichtige Bewunderin der Fähigkeit ihres Mannes – ein origineller Philosoph und scharfsinniger Leibniz-Forscher –, die ganze Freiheit seiner Kultur in die Politik hineinzutragen. So war es eine leidvolle und langsam herangereifte Entscheidung, im Herbst 1943 ein neues Leben mit Altiero Spinelli zu beginnen. Das Leben mit Altiero, den sie 1945 heiratete und von dem sie weitere drei Töchter hatte, war nicht nur ein vollkommen gemeinsam verbrachtes, sondern – wie Ursula sagte – auch ein in seinen verschiedenen Phasen von gemeinsamen Überzeugungen und Gedanken getragenes Leben. Diese Phasen führten ihren Mann dazu, 1970 Europakommissar und später Parlamentarier zu werden. Er wurde als Unabhängiger in den Listen der KPI zunächst ins italienische Parlament und dann seit seiner Gründung im Jahr 1979 ins Europaparlament gewählt.

Glaubst du, dass zwischen den Erlebnissen der Jahre 1939 bis 1945 und der gänzlich autonomen Entscheidung von Ursula Hirschmann, 1975 die neue Vereinigung “Femmes pour l’Europe” ins Leben zu rufen, eine Kontinuität besteht?

Ohne Zweifel! Wie gesagt war die Rolle von Ursula nie subaltern. Sie nahm aktiv an den Diskussionen teil, die zur Niederschrift des “Manifests von Ventotene” führten; sie brachte das Manifest, eingenäht ins Futter ihres Mantels, aus Ventotene heraus; bei dessen Verbreitung und bei der Vorbereitung des ersten Treffens des späteren Movimento Federalista Europeo in Mailand im August 1943 spielte sie eine entscheidende Rolle. Eine ähnliche Rolle kam ihr bei der Organisation des ersten Treffens europäischer Widerstandsgruppen 1944 in Genf zu, wo die teilnehmenden Bewegungen eine erste europäische Erklärung beschlossen. Noch bedeutender war ihr Einsatz, um im März 1945 in Paris zu einer weiteren wichtigen Begegnung zwischen diesen und anderen Bewegungen zu gelangen. In den folgenden Jahrzehnten verstärkte sie diese organisatorischen und konzeptionellen Tätigkeiten. Mit der Vereinigung “Femmes pour l’Europe”, die Ursula von langer Hand vorbereitete, wollte sie einen Fraueninteressenverband für die Fortentwicklung der europäischen Institutionen schaffen. Zunächst ging es um die Einrichtung eines Europäischen Parlaments, die jedoch nur als erster Schritt zu einer authentisch föderalen Regierung Europas verstanden wurde. Der Kampf der Frauen sollte in ihren Augen also in den allgemeineren Kampf für eine europäische Einigung eingebettet werden, mit dem Ziel, eine demokratische und gerechte Gesellschaft zu schaffen, in der eine reale, umfassende Beteiligung der Frauen gewährleistet ist. Leider wurde Ursula im Dezember 1975, kurz nach dem ersten großen Kongress der Vereinigung, von einer schweren Krankheit getroffen, gegen die sie mit viel Mut und Entschlossenheit bis zu ihrem Tod angekämpft hat. Sie starb vor genau dreißig Jahren im Januar 1991 in Rom.

Un giornale per Karlsruhe e il suo anniversario: perché ricordarlo?

Il 1. Marzo scorso le “Badische Neueste Nachrichten” – in genere a tutti forse più note come “BNN” – hanno festeggiato il loro 75. anniversario. Qual’è il significato di questo anniversario, non solo per il giornale, ma per la città, il suo territorio circostante e la stessa comunità italiana? Qual’è il ruolo che la stampa locale e regionale svolge in Germania? Quale immagine dell’Italia e delle relazioni tra Italia e Germania può offrire il giornale? 

La redattrice-capo del giornale, Claudia Bockholt, che da pochi mesi ha assunto questo importante incarico nelle “BNN”, ha gentilmente risposto alle nostre domande con grande chiarezza e capacità di sintesi; anche per questo abbiamo deciso di lasciare nell’originale tedesco il testo dell’intervista.

Foto: BNN

Welche Bedeutung kann nach Ihrer Meinung das 75. Jubiläums der BNN haben?

Wir blicken durchaus mit Stolz auf 75 Jahre “Badische Neueste Nachrichten” zurück. Gleichzeitig blicken wir in die Zukunft – und sehen, dass es für den Journalismus viel zu tun gibt. Nie konnten die Menschen so schnell auf so viele Informationen und Nachrichten zugreifen wie heute – auf wahre wie auf falsche. Deshalb ist der Bedarf an geprüften Informationen, das Bedürfnis nach Einordnung, nach Verlässlichkeit und Seriosität bei den Menschen heute vielleicht größer denn je. Die vielen widersprüchlichen Informationen, die im Verlauf der Corona-Pandemie in Umlauf waren, haben das nachdrücklich gezeigt. Leider hat die Pandemie auch aufgezeigt, dass die Gräben in der Gesellschaft tiefer zu werden drohen. Der Ton wird immer rauer, die Polarisierung nimmt zu. Auch hier sehen wir uns in der Pflicht, durch gut recherchierte Texte einen Beitrag zur Versachlichung der öffentlichen Diskurse und damit hoffentlich auch zur Stabilisierung unserer Demokratie zu leisten.     

Kann ein solches Jubiläum neue Perspektive auch für die Zukunft der Zeitung – z. B. im Bereich der Multimedialität, oder um neue Leser zu erreichen – eröffnen?

Wir arbeiten seit einigen Jahren intensiv daran, uns digital aufzustellen und mit unserem Angebot neue Lesergruppen anzusprechen. Im vergangenen Jahr haben wir unsere neue Webseite gelauncht. In diesem Jahr haben wir unser Digital-Angebot “BNN+” auf den Markt gebracht. Wir arbeiten gleichzeitig ständig an der Verbesserung unseres Printprodukts. Wir stehen im Wettbewerb und unsere Leser erwarten zu Recht viel von uns – zu jeder Zeit und auf allen Kanälen.     

Auch auf Grund Ihrer vorherigen Erfahrungen, hat die örtliche und regionale Presse in Deutschland eine stärkere Funktion als in den übrigen europäischen Länder?

Es gibt wohl kaum ein Land mit einer derartigen Pressevielfalt wie in Deutschland: 345 Zeitungen mit einer Gesamtauflage von 15,74 Millionen Exemplaren. Auch bei den überregionalen Publikationen finden Sie ein großes Spektrum. Politisch reicht es von weit links bis weit rechts. Das pauschale Urteil über die vermeintlichen “Mainstream”-Medien in Deutschland stimmt also keinesfalls. Was uns besonders freut: Regionalzeitungen wie die “Badischen Neuesten Nachrichten” genießen unter allen Medien die höchste Glaubwürdigkeit. Wir schneiden sogar noch ein wenig besser ab als die Öffentlich-Rechtlichen. Die große Pressevielfalt und vor allem die publizistische Unabhängigkeit sind in Deutschland sicherlich noch wichtiger als in anderen Ländern Europas. Da steckt uns die bittere Erfahrung des Nationalsozialismus noch in den Knochen. 


Haben Sie eventuell Anregungen oder Vorschläge, um die deutsch-italienischen Beziehungen – vor allem in Süd-Deutschland – zu verbessern oder zu verstärken? Welche Bereiche können nach Ihrer Meinung als strategisch betrachtet werden?

Die deutsch-italienischen Beziehungen haben ja gerade in Süddeutschland ein starkes Fundament. Hier in Karlsruhe blickt man vielleicht noch öfter nach Frankreich, aber insgesamt sind die beiden Nationen einander doch stark verbunden. Die italienische Kultur hatte und hat in Deutschland ihren großen, treuen Fankreis. Im Bereich der Politik gibt es durchaus Erklärungsbedarf. Wir schauen manchmal etwas ratlos nach Rom und auf die deutlich schneller als bei uns wechselnden Regierungen und Bündnisse. Wenn da ab und an jemand über die Alpen käme und uns – bei einem schönen Glas Lugana oder Barbaresco natürlich 😉 – aus eigener, hautnaher Anschauung erzählte, was in Gesellschaft und Politik gerade vor sich geht, wäre das sicherlich ein großer Gewinn.

Europa – ein Versprechen, con la partecipazione di Leoluca Orlando

In occasione della giornata europea, Karlsruhe organizza anche quest’anno un festival europeo, con il titolo “Europa – ein Versprechen”. Il festival viene aperto il 2 maggio, alle ore 18, con una conferenza in streaming di Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo, dedicata al tema delle migrazioni.

Il programma è molto intenso: il 9 maggio ad esempio, in diretta dalla Marktplatz, dalle ore 14 alle 18, è prevista una manifestazione sul tema “Grenzenloses Europa?!”, e sempre nello stesso giorno, alle 16, un interessante dibattito tra esperti sul tema “Europa – Kopf oder Zahl?”. Il programma può essere consultato nel sito: www.europaeische-kulturtage.de Attraverso lo stesso sito si accede alla televisione del festival (EKT-TV), che trasmette tutti gli eventi previsti – dal 2 maggio fino alla chiusura prevista per il 16 maggio. A questa EKT-TV si può anche accedere in facebook e in instagram (facebook.com/EKTKarlsruhe; instagram.com/ekt_karlsruhe); tutte le produzioni digitali sono inoltre accessibili attraverso il sito www.karlsruhe.de/ekt-tv. Come si può vedere, è stato compiuto uno sforzo molto significativo per assicurare la massima partecipazione del pubblico ai numerosi eventi del festival, nonostante l’impossibilità di realizzarli in presenza, come si era desiderato fino a pochi giorni prima dell’inizio 

Il 25 Aprile a Karlsruhe

Secondo quanto annunciato nella precedente newsletter, il Circolo di Karlsruhe ha organizzato un evento online dedicato alla ricorrenza del 25 aprile. Introdotto dai saluti di Flavio Venturelli, Segretario del Circolo di Karlsruhe e di Franco Garippo, Segretario del PD Germania, brillantemente coordinato e presentato da Francesca Califano, l’evento ha visto alternarsi diversi collegamenti – da Karlsruhe, Ettlingen, Kaiserlautern, Bergamo, Bolzano, Milano – che hanno ricordato in modo originale il significato della liberazione dal fascismo e dall’occupazione tedesca in Italia.

Di grande importanza è stato creare un ponte ideale tra le “culture della memoria” italiana e tedesca, collegando ad esempio le due date del 25 aprile e dell’8 maggio – conclusione della seconda guerra mondiale in Germania – o intonando insieme nelle due lingue il canto così intenso di “Bella Ciao”. In tal modo più volte è stato rievocato il collegamento tra gli ideali di una nuova Europa pacifica e unificata e la lotta al fascismo, rendendo omaggio ai nomi di Ursula Hirschmann, di Altiero Spinelli, di Eugenio Colorni e di Ernesto Rossi e allo spirito federalista del “Manifesto di Ventotene”. Rilevante è stata altresì la convinta e impegnata partecipazione dei giovani e il rinvio a nuovi e efficaci strumenti di documentazione, come il sito “noi partigiani”.

Chi vuole, può rivivere quel pomeriggio consultando il sito: https://www.facebook.com/pdkarlsruhe/videos/90980741647

Un nuovo Segretario, un partito compatto

Come è noto, l’Assemblea Nazionale del PD dello scorso 14 marzo ha eletto Enrico Letta come nuovo Segretario del Partito, dopo le inattese dimissioni di Nicola Zingaretti; l’elezione del nuovo Segretario è avvenuta quasi all’unanimità, nello stesso tempo il nuovo Segretario non solo ha ringraziato Zingaretti per il lavoro svolto, ma ha assicurato di voler continuare l’azione politica da lui intrapresa.

Questa politica richiede però anima e cacciavite: questa è stata la suggestiva immagine usata da Letta nel suo discorso all’Assemblea. Ovvero è necessaria una nuova passione per l’attività politica, per rianimare la vita interna del Partito, nuove idee devono quindi circolare; ma nello stesso tempo è necessaria molta competenza, e anche molta pazienza per affrontare una situazione così difficile e complessa. La grande sfida è così intanto far funzionare realmente il Recovery Plan europeo e cogliere le grandi occasioni che esso può offrire per un profondo rinnovamento della società italiana, per un superamento delle diseguaglianze – in particolare tra Nord e Sud, o le diversità di genere, senza evidentemente dimenticare quelle di reddito – e per la creazione di un sistema formativo e universitario adeguato ad affrontare le trasformazioni in corso. Realizzare il Recovery Plan significa in primo luogo far funzionare il governo presieduto da Mario Draghi e valorizzare al suo interno la funzione decisiva in esso svolta dal PD. Ma questo lavoro del cacciavite non deve far dimenticare l’anima, e quindi in primo luogo uno sforzo coerente per rinnovare il Partito; di grande importanza è così l’intenzione immediata di ridare significato alla vasta rete di circoli, dei quali il PD dispone. In tal modo è stata subito attivata una Agorà, ovvero una consultazione di tutti i circoli – anche quello di Karlsruhe sta lavorando alacremente in questo senso – sui molti temi affrontati nella relazione del nuovo Segretario; dopo questa consultazione, che si concluderà alla fine di marzo, si riunirà di nuovo l’Assemblea Nazionale per decidere i passi successivi da compiere per il rinnovamento del Partito e per rendere più incisiva la sua azione politica.

E’ significativo che anche la funzione, spesso dimenticata, degli italiani all’estero sia stata richiamata con forza nella relazione di Enrico Letta: a loro è attribuito il compito impegnativo di fornire nuove idee e suggerimenti per una concezione del multilateralismo e dello sviluppo internazionale adeguata ai tempi. Senza voler elencare tutti i temi affrontati – chi desidera, può facilmente leggere la relazione nel sito internet del PD nazionale – meritano essere ricordati almeno due punti qualificanti: la proposta di estendere il diritto di voto nelle elezioni politiche ai sedicenni, in modo da riequilibrare lo squilibrio generazionale che caratterizza la società italiana anche al momento della formazione della volontà politica, e una politica di inclusione che riconosca la cittadinanza italiana sulla base dello ius soli. Senza evidentemente dimenticare il grande significato dato al superamento della disparità tra generi, anche all’interno della vita del partito: la nomina dei due Vicesegretari, Irene Trinagli e Giuseppe Provenzano, e di una Segreteria del Partito, nella quale la parità della rappresentanza femminile e di quella maschile è perfettamente riconosciuta, hanno mostrato subito in concreto questa intenzione.  Lo stesso è avvenuto nella scelta dei due capigruppo al Parlamento: Simona Malpezzi al Senato e Debora Serracchiani alla Camera. Senza voler qui elencare i quattordici membri della Segreteria – anche in questo caso i nomi possono essere facilmente letti nel sito internet del PD nazionale – si ricorda il nome di Lia Quartapelle, quale responsabile per l’Europa, gli Affari Internazionali e la Cooperazione allo Sviluppo; sicuramente il PD Mondo troverà in lei un’attenta interlocutrice.

Dopo le elezioni in Baden-Württemberg: quale sarà il nuovo Governo regionale?

Sul fatto che il nuovo Governo del Land sarà presieduto da Winfried Kretschmann, non c’è evidentemente alcun dubbio: i Verdi hanno riportato un successo inequivocabile nelle ultime elezioni per il Landtag del 14 marzo, raggiungendo il 32,6 % dei voti; tale percentuale non è solo la più alta mai raggiunta dal partito nel Land, ma rappresenta altresì il maggior successo mai finora conseguito anche in altri Länder.

Resta invece ancora del tutto aperto comprendere quale sarà la coalizione di governo, con la quale Kretschmann, che ha indubbiamente conseguito un notevole successo personale, guiderà il Land nei prossimi anni a partire dal 12 maggio prossimo, quando è prevista la sua rielezione dopo la riapertura del parlamento regionale nel giorno precedente. Sarà riconfermata la coalizione di questi ultimi anni tra Grüne CDU, nonostante la grave sconfitta subita dalla CDU in queste ultime elezioni? Il partito infatti, pur restando sempre al secondo posto, ha perso circa il 3% dei voti, raggiungendo il 24,1%, il peggior risultato mai conseguito nelle elezioni in Baden-Württemberg, in un Land dove fino a circa dieci anni fa’ il predominio della CDU era indiscusso. Oppure il Land sarà governato da una cosiddetta Ampel-Koalition – ovvero da una coalizione-semaforo – formata dai Grüne, dalla SPD e dalla FDP? La SPD è tornata a essere il terzo partito, conservando con sforzo la sua posizione precedente e attestandosi all’11%, poco distante quindi dal 10,5% raggiunto dalla FDP, che ha visto accrescere in modo significativo i voti conseguiti, e dalla AfD, calata in modo significativo fino al 9,7%. Le possibilità di affermazione di questa Ampel-Koalitionnon sono scarse, anche se non è da trascurare che il successo raggiunto dalla FDP è dovuto proprio – in gran parte – dalla posizione molto aggressiva seguita dal partito nei confronti della coalizione precedente e dello stesso Kretschmann. Al momento quindi, anche se la tendenza verso una Ampel-Koalition si è rafforzata, bisogna ancora attendere quali saranno i risultati delle trattative, per ora del tutto aperte verso le due possibili soluzioni; è così necessario attendere per verificare se la SPD, da molti degli stessi Verdi considerata come l’alleato più affidabile e più vicino ai propri programmi, riuscirà a tornare al governo del Land. In ogni caso è intenzione dei Grüne decidere già prima di Pasqua quali trattative ufficiali aprire, e per quale coalizione.

In ogni caso si è trattato di elezioni importanti, che hanno aperto la lunga stagione elettorale tedesca che si concluderà con le elezioni politiche del prossimo settembre. Quanto è avvenuto nel Baden-Württemberg è stato in parte confermato anche nelle elezioni per il Landtag del Rheinland-Pfalz e per i comuni in Assia; questo riguarda in particolare la crescita elettorale dei Grüne in entrambi i casi, e, nel caso del Rheinland-Pfalz, si è altresì ripetuta la sconfitta della CDU. Nel Rheinland-Pfalz si è avuto un considerevole successo della SPD e della Presidente socialdemocratica Malu Dreyer, che hanno conseguito il 32,6% dei voti; in questo Land la Ampel-Koalition, già al governo, è stata confermata anche per i prossimi anni.

Italiane a Karlsruhe: molteplici voci raccontano le donne 

Quest’anno abbiamo festeggiato la giornata Internazionale della donna ascoltando le voci delle italiane che vivono e lavorano nella nostra città. Abbiamo potuto ascoltare esperienze personali, ricordare figure di rilievo nella città di Karlsruhe, excursus storici sull’origine di questa ricorrenza e qualche statistica.

I tempi e le libertà che stiamo vivendo sono frutto delle lotte di tante attiviste e ragazze dai grandi sogni e ideali. La politica ha avuto un ruolo importante, riconoscendo anche se tardivamente alcuni diritti inviolabili.Solo 50 anni fa veniva abolito l’art. 553 del Codice Penale che considerava reato la propaganda degli anticoncezionali, nello stesso anno si promulgava la legge sul divorzio, mentre ci vorranno ancora 8 anni per vedere finalmente aboliti l’infamante delitto di onore.

Decenni di passi avanti nel sociale e nella riduzione nelle discriminazioni di genere, che non sono però ancora sufficienti, ma che ci impongono di andare avanti, nonostante le difficoltà.Ci siamo ormai abituati a figure di rilievo nella vita mediatica, a partire dalla cancelliera Merkel,che da 3 lustri è alla guida della nazione tedesca e che rimane la donna più potente al mondo secondo Forbes, fino alla vice presidente Kamala Harris, o alla premier finlandese Sanna Marin, la più giovane al mondo, o Jacinda Ardern, prima ministra della nuova Zelanda infine alla presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen e tante altre donne ai vertici.

In un mondo dove la presenza femminile sembra ricoprire sempre più un ruolo determinante nella vita politica, economica, europea, americana e mondiale, quale è veramente la condizione della donna?  
Se non possiamo negare che la condizione femminile è notevolmente migliorata negli ultimi anni, non dobbiamo dimenticare che le disuguaglianze restano con solchi profondi. La crisi economica e quella sanitaria ci hanno rivelato la debolezza di questo equilibrio di genere e la precarietà sociale femminile nella vita quotidiana. Nel 2020 su 450mila posti di lavoro persi, 315mila erano ricoperti da donne, se il numero di omicidi è complessivamente diminuito, i femminicidi sono andati in contro tendenza, nelle ultime tendenze le donne sono state più intraprendenti e hanno superato i colleghi nella fondazione di imprese, ma nell’ultimo anno sono venute meno 4000 imprese targate donna (dati Istat).

La crisi ci ha posto di fronte a interrogativi e scelte, che hanno sfavorito le donne, sempre più combattute e sole tra lavoro e famiglia, tra casa e scuola, tra carriera e figli, tra giovani e anziani, tra europei e non.

Abolire le discriminazioni di genere diventa quindi determinante, ma è possibile solo se si comprendono le difficoltà attuali. Una strada ancora lunga ci attende, da percorrere tutti insieme per ottenere un radicale cambio di prospettiva e una cultura senza pregiudizi.


Alcune interessanti iniziative:

–  Gruppo di coordinamento per l’equitá e le pari opportunitá nel PD all’estero, per maggiori informazioni potete scrivere al nostro circolo
–  Manifesto Donne per la salvezza, Half of it: Idee per una ripartenza alla pari.  https://www.halfofit.it/  

– La Lobby Europea delle Donne/LEF Italia rappresenta l’Italia nel Consiglio di Amministrazione della European Women’s Lobby, la più grande coalizione europea di organizzazioni femminili e femministe.  http://coordinamentoitalianolobbyeudonne.blogspot

La Festa della Liberazione come occasione di incontro e riflessione

Quest’anno la Festa della Liberazione ricorre domenica e ci permetterà di poterla festeggiare in diretta. Con l’auspicio di poterci riunire e vederci di persona, contiamo su questo evento come occasione di incontro e di riflessione per iscritti e cittadini.

Come passavate di solito questa giornata? Quali sono i ricordi che vi legano a questa ricorrenza?  Avete storie da condividere o personalità da riscoprire? 

Ne parleremo insieme.

Stiamo contattando circoli amici, partiti fratelli e associazioni, raccogliendo idee e materiale. 

Fate sentire la vostra voce: chiunque sia interessato, può partecipare attivamente al nostro evento o, in caso, può mandare in anticipo il suo contributo in qualsiasi forma, video, voce, foto o testo che verrà presentato in diretta durante la nostra iniziativa.

Vi aspettiamo domenica 25 Aprile in diretta fb e online su Zoom dalle 16.30.

Leonardo Sciascia a cent’anni dalla sua nascita

L’8 gennaio di quest’anno è ricorso il primo centenario della nascita di Leonardo Sciascia. Con grande puntualità le edizioni Converso di Karlsruhe – più esattamente hanno sede a Bad Herrenalb – hanno inviato in libreria un pregevole volume dello scrittore con il significativo titolo Ein Sizilianer von festen Prinzipien. Essaystische Erzählungen. 

Può apparire singolare che uno scrittore simbolo di sicilitudine – così amava definirla – trovi proprio a Karlsruhe il centro propulsivo per essere ricordato in Germania in modo non retorico, ma come un fermento ancora vivo. Uno scrittore come Sciascia è infatti noto non solo per la sua opera letteraria o saggistica, ma anche per la sua attività giornalistica e il suo costante impegno civile e politico. Il merito di questa eccellenza italiana presente a Kalrsruhe lo si deve al coraggio e alla tenacia di Monika Lustig, tra le migliori traduttrici di opere letterarie italiane attive in Germania, che da alcuni anni ha dato vita a questa nuova impresa editoriale, concentrata sull’Italia o, con più precisione, su un’idea di Mediterraneo come incontro di culture diverse, all’interno del quale la Sicilia – e la sua ricca e sempre viva tradizione letteraria – gioca un ruolo chiave. L’alta qualità delle nuove edizioni Converso, attive solo da pochi anni, ha ottenuto proprio in questi giorno un riconoscimento di grande prestigio, come il premio di incentivazione assegnatole dalla fondazione Kurt Wolff – creata in ricordo del più importante editore della letteratura espressionista e con lo scopo appunto di sostenere l’editoria indipendente. Certo un lettore italiano può rileggere le opere narrative di Sciascia nel testo originale e nelle edizioni italiane facilmente disponibili presso l’editore Adelphi: ricordiamo ad esempio Il giorno della civetta (1961), Il Consiglio d’Egitto (1964), da molti considerato come il suo capolavoro, A ciascuno il suo (1966), Il contesto (1971) o infine Todo modo (1974). Oppure può cogliere l’occasione di questo centenario per rivedere i molti film che furono tratti dalle opere dello scrittore, come A ciascuno il suo, diretto nel 1967 da Elio Petri, Il giorno della civetta, diretto da Damiano Damiani nel 1968, Cadaveri eccellenti, diretto da Francesco Rosi nel 1976, anno nel quale apparve anche Todo modo, nuovamente con la regia di Petri; anche questi film sono facilmente reperibili. Eppure è vivamente consigliabile ricorrere innanzi tutto al libro tedesco ricordato all’inizio: Ein Sizilianer von festen Prinzipiencontiene infatti non solo una nuova, encomiabile traduzione de La morte dell’inquisitore, scritto nel 1964 e rimasto in parte incompiuto, ma sempre ritenuto da Sciascia come un intenso e vivo condensato di tutti i temi principali da lui toccati, ma anche la traduzione di un altro breve racconto, L’uomo dal passamontagna. Il volume contiene inoltre un denso saggio introduttivo della curatrice – e editrice – del volume, Monika Lustig, oltre a un’ampia e approfondita postfazione di Maike Albath, indubbiamente una delle migliori conoscitrici in Germania della cultura italiana e siciliana contemporanea; esso viene infine concluso con un breve scritto conclusivo dello scrittore Santo Piazzese, che le edizioni Converso annoverano tra i propri autori.

Purtroppo l’attuale situazione causata dal Covid non ha permesso di realizzare la presentazione di questo importante volume, che era stata prevista a Karlsruhe proprio in questo aprile; in ogni caso tale presentazione è stata soltanto rinviata perché resta vivo il desiderio che essa possa fornire l’occasione di una vivace e approfondita discussione in presenza. Non solo come scrittore, ma anche per le sue prese di posizione politiche o giornalistiche – in particolare rispetto alla lotta alla mafia o al rapimento di Aldo Moro – Sciascia resta infatti, nonostante siano trascorsi ormai più di quarant’anni dalla sua morte nel 1979, un punto fermo della letteratura e della cultura italiana, sul quale vale così la pena di riflettere con attenzione anche per giungere a una conoscenza più attenta e meno contingente della spesso difficile situazione politica e sociale italiana e, ancor più, siciliana. La sua intransigente e radicale lezione di libertà rappresenta infatti ancora oggi un insegnamento fecondo per tutti noi, che possiamo intanto riflettere sullo scrittore leggendo il bel libro pubblicato dalle edizioni Converso e così prepararci meglio alla discussione e alla presentazione prevista nei prossimi mesi.

Segnalazione: il Rapporto Migrantes 2020

Emigrazione

Per quanto già pubblicato da alcuni mesi, merita di essere segnalato il Rapporto Migrantes 2020 (RMI 2020); tale rapporto è ormai giunto alla sua quindicesima edizione e continua a rappresentare la fonte più aggiornata e documentata sulla situazione dell’emigrazione italiana – per precisione: dall’Italia e in Italia -, che nel 2020 ha visto raggiungere e superare i 5 milioni di cittadini italiani iscritti all’AIRE. Subito dopo l’Argentina, la comunità italiana presente in Germania resta la più numerosa – ha raggiunto i 785.000 iscritti all’AIRE – ed anche la più stabile. In questi ultimi anni le dinamiche dell’emigrazione si sono profondamente trasformate: è cresciuto il numero degli emigrati con un titolo di studio alto o molto alto – laurea o dottorato -, è cresciuto il numero degli emigrati con diploma di studio, anche se spesso alla ricerca di un lavoro generico, ma resta molto alto – quasi il 50% – il numero degli emigrati con titoli di studio bassi o privi del tutto di titoli di studio. Inoltre è da tener presente che l’emigrazione ormai da alcuni anni riguarda anche coloro che, con origini di emigrazione da altri paesi, sono divenuti cittadini italiani. Alla emigrazione in Germania è da aggiungere quella, con caratteristiche molto particolari, molto alta in Svizzera, in parte rappresentata da un numero significativo di frontalieri. Apparentemente sono mutate anche le provenienze dell’emigrazione italiana, dato che molti emigrati provengono dalle regioni settentrionali; a questo proposito però il Rapporto osserva che, molto probabilmente, questi emigrati ‘settentrionali’ provengono, almeno in parte, da emigrati meridionali di seconda generazione. Il Rapporto segnala inoltre con preoccupazione che l’apparente diminuzione dell’emigrazione meridionale possa invece essere il sintomo di una crescente polverizzazione e ‘desertificazione’ sociale di alcuni territori dell’Italia meridionali.

In ogni caso il Rapporto è una fonte insostituibile per meglio comprendere quelle profonde trasformazioni, alle quali la realtà degli italiani all’estero – e in particolare in Germania, per quanto ci riguarda – è costantemente sottoposta. La parte introduttiva del Rapporto può essere letto nel sito della Fondazione Migrantes; il Rapporto può essere acquistato rivolgendosi alla: Fondazione Migrantes, via Aurelia 796 – 00165 Roma oppure inviando una mail a: rapportoitalianinelmondo@migrantes.it ; redazione@rapportoitalianinelmondo.it

Dante Day

Dante Alighieri morì – in esilio dalla sua città natale, Firenze – a Ravenna, dove ancora oggi è sepolto, nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321; quindi quest’anno ricorre il 700. anniversario della sua morte. Il 25 marzo – per essere precisi, il 25 marzo 1300, quando Papa Bonifacio VIII indisse il primo Anno Santo – viene invece considerato, sia per tradizione sia per i risultati di una lunga storia di studi e ricerche – il giorno in cui Dante si smarrì nella “selva oscura”, ovvero il giorno in cui la Divina Commedia ebbe inizio. Per questo, da quest’anno – sebbene già preparato negli anni scorsi – il 25 marzo rappresenta, e lo rappresenterà anche in futuro, il Dantedì, ovvero un’occasione pensata certo per ricordare Dante, ma anche per celebrare – attraverso quello che Dante ha rappresentato – la lingua italiana, l’idea stessa d’Italia, quindi le radici più profonde dell’identità culturale italiana sia in Europa che nel mondo. Il VDIG – ovvero il Verein che riunisce le diverse associazioni culturali interessate al dialogo italo-tedesco in Germania – insieme alla rete degli Istituti Italiani di Cultura attivi in Germania ha per tali ragioni dedicato la ormai tradizionale Lesemarathon annuale alla lettura della prima cantica della Divina Commedia, ovvero all’Inferno. Una maratona ‘infernale’ quindi è quella che ci attende quest’anno: a causa del Covid, e quindi della difficoltà di organizzare in presenza nelle diverse associazioni partecipanti, questa ‘maratona di lettura’, la manifestazione inaugurale, che era già stato previsto si dovesse tenere a Stoccarda, sarà trasmessa online; quindi tutti potranno partecipare, seppure a distanza, a questo evento. La lettura di alcuni passi dell’Inferno sarà introdotta e moderata da Rudolf Guckelsberger, moderatore e lettore del Südwestdeutschreundfunk; essa è prevista appunto per giovedì 25 marzo alle ore 19. Chiunque lo vorrà, potrà seguirla collegandosi al sito dell’Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda.

Settimane Internazionali contro il Razzismo

Le settimane internazionali contro il razzismo si svolgeranno a Karlsruhe nei giorni dal 16 al 28 marzo. Un networkcontro il razzismo è attivo a Karlsruhe dal 2019; ad esso aderiscono associazioni, istituzioni, iniziative o anche singole persone. Nella edizione di quest’anno, che ha un programma flessibile per via del Covid, sono previste 65 manifestazioni, di carattere tra loro molto diverso: passeggiate urbane, conferenze, workshop, letture, concerti, spettacoli teatrali. 

In questo contesto lo Staatstheater di Karlsruhe ha previsto una Online Performance dal titolo Das Privileg, con la regia di Stefanie Heiner e Stephan Mahen, nei giorni 24 e 25 marzo. Questa performance si definisce come un “percorso teatrale”, nel corso del quale gli spettatori sono invitati a interrogarsi sui privilegi che hanno – o che invece non possiedono – e sulle posizioni di potere – o al contrario di subordinazione – che sono connessi a tali privilegi, dei quali spesso godiamo – o avvertiamo la mancanza – solo inconsapevolmente. Al termine dello spettacolo, gli spettatori hanno loro stessi la possibilità di trasformarsi in attori.

Per iscriversi e seguire – senza alcun costo – questa iniziativa teatrale, ci si può rivolgere tempestivamente a: volkstheater@staatstheater.karlsruhe.de (i posti a disposizione sono molto limitati). Per il programma completo delle settimane contro il razzismo si può consultare il sito: Internationale Wochen gegen Rassismus

„La festa della donna”,

così viene comunemente denominata in Italia la giornata dell’8 marzo, e cioè la Giornata internazionale dei diritti della donna, associandola con quella che in realtà è stata denominata Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita il 17 dicembre 1999, e che cade ogni anno il 25 novembre

Molta confusione si è creata negli anni intorno a questa ricorrenza, spesso associando la memoria storica di reali avvenimenti di due secoli fa ad eventi legati al movimento femminista degli anni settanta del secolo scorso, e ancora con riconoscimenti dei diritti fondamentali delle donne. Tra l’altro, non bisogna dimenticare a questo proposito che il diritto di suffragio femminile è stato sancito dalla Costituzione italiana in tempi in fondo relativamente recenti: il diritto di voto delle donne è stato esercitato per la prima volta in Italia nelle elezioni del 2 giugno 1946, quando tutti gli italiani votarono contemporaneamente per l’Assemblea costituente e per un referendum che chiedeva al popolo di scegliere per l’Italia la Monarchia o la Repubblica. La versione successivamente rinnovata dell’articolo 51 della Costituzione riconosce le pari opportunità nelle liste elettorali e nell’accesso agli uffici pubblici. 

Ma le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne non valgono purtroppo ad annullare gli atti di violenza che ancora oggi, e forse oggi più che in passato, vengono perpetrati nei loro confronti nella sfera privata. Le notizie che si hanno, forse oggi più numerose di un tempo grazie alla cultura femminile diffusa, sono profondamente offensive del senso civile. 

D’altro canto, la forte tempra femminile ha dimostrato sempre di conoscere i mezzi di difesa e di reazione alle ingiustizie e ai soprusi. Sempre più di frequente alle donne vengono assegnati incarichi di rilievo in tutte le sfere della vita pubblica. La recente polemica sulla scarsa presenza femminile nel governo Draghi è la dimostrazione delle capacità di reazione immediata al mancato rispetto delle pari opportunità. Ma la domanda che da tempo ci si pone a questo proposito, a cui personalmente mi associo, è se una donna, anche se ha capacità rilevanti, deve necessariamente, per il solo fatto di appartenere al genere femminile, ricevere un incarico per il quale un’altra figura, in questo caso maschile, potrebbe essere più competente. Il quesito resta aperto, ma non è difficile capire che il solo fatto di porlo va contro il concetto stesso di parità dei due generi, quello femminile e quello maschile.

Un piccolo episodio accaduto ormai diversi decenni fa, nel mitico 1968, quando le femministe italiane cominciavano a riunirsi apertamente rifiutando la presenza maschile alle loro riunioni. Durante uno di questi incontri, si affaccia un ragazzo, apre la porta e chiede: “Che cosa fate qui tutte sole?”. Tralascio di riferire le risposte piovute addosso al malcapitato, imprudente e impudente.

Infine, mi piace ricordare che nel 1946 è nato il simbolo della mimosa per questo giorno di commemorazione, su proposta di alcune signore dell’UDI, l’Unione donne italiane. Aldilà delle note tristi, di quelle di profondo rispetto e di quelle più leggere, mi permetto di esprimere tutta la solidarietà a tutte le persone che condividono i valori civili del profondo rispetto reciproco e della tolleranza. E offro un rametto di mimosa alle signore che leggono questa modesta nota, senza dare l’assalto ai poveri alberi di mimosa che non è giusto che ne facciano le spese.

Italiani a Karlsruhe

Nel primo incontro della serie “Italiani a Karlsuhe” abbiamo cominciato a conoscere il mondo della ricerca scientifica come motore della nuova emigrazione dall’Italia verso l’estero e, in particolare, verso la Germania e Karlsruhe.

Partendo dai dati più recenti relativi al numero di concittadini italiani residenti in Germania e a Karlsruhe, abbiamo preso consapevolezza dell’evidenza della ripresa del fenomeno migratorio dall’Italia, spesso dovuto a necessità economiche o preferenze lavorative. Ciò è ancor più evidente in specifici settori, come, appunto, quello della ricerca scientifica. Infatti, già da tempo si parla, seppur con una terminologia dai più ritenuta impropria o inopportuna, di “fuga dei cervelli” o “brain drain”. Il fenomeno della mobilità del personale scientifico tra Paesi diversi è molto complesso e spesso non assimilabile ad una semplice migrazione nel senso comune del termine. Abbiamo tuttavia mostrato come sia indiscutibile il fatto che alcuni Paesi, tra cui appunto la Germania (e alcuni Länder più di altri), siano in grado non solo di attrarre personale scientifico dall’estero, ma siano anche capaci di convincerlo a rimanere per un periodo di tempo ben più lungo di un semplice programma di scambio accademico (p. es. un semestre Erasmus o la durata di una borsa di studio). Le motivazioni alla base di questa attrattività in ingresso e della capacità di retain derivano da fattori economici (uno su tutti, la percentuale di P.I.L. destinato alla ricerca), sociali (ad esempio la gestione delle risorse economiche destinate alla ricerca), e culturali; nessuno di questi fattori dovrebbe rappresentare per l’Italia ostacoli insormontabili, qualora una visione di lungo periodo caratterizzasse i programmi di richiamo dei ricercatori all’estero e ad essa si aggiungesse una maggiore propensione al rischio da parte del settore privato negli investimenti in ricerca.

Chiaramente, la dimensione lavorativa ed economica del fenomeno migratorio nel settore accademico-scientifico deve tenere conto anche della necessità e della capacità dei singoli di inserirsi nelle comunità locali. Spesso, infatti, soprattutto nel settore scientifico-tecnologico – ad eccezione dunque delle scienze socio-umanistiche – la composizione multi-nazionale dei gruppi di ricerca porta all’utilizzo dell’inglese come lingua franca; di conseguenza, in Germania, risulta meno naturale integrarsi nella comunità germanofona. A ciò si accompagnano altri fenomeni, soprattutto nelle Anche tutta una serie di altre problematiche si manifestano nelle città a forte vocazione universitaria, tra le quali la stessa Karlsruhe: scarsa disponibilità di alloggi, aumento dei prezzi per gli affitti, ecc. 

Trovare un compromesso tra attrattività, sviluppo scientifico-tecnologico e integrazione nel tessuto sociale del Paese che ospita significa quindi riuscire a raggiungere un difficile equilibrio tra possibilità lavorative e qualità della vita complessiva. Il nostro primo incontro ha avuto così lo scopo di far riflettere su queste tematiche; nel corso delle prossime conversazioni ci proponiamo di guardare ad altri settori della comunità italiana in Germania e a Karlsruhe per capire meglio come ciascun “micro-cosmo” cerchi di raggiungere questo equilibrio.

Verso le elezioni regionali in Baden-Württemberg

Domenica 14 marzo si voterà per il nuovo Landtag del Baden-Württemberg. Contrariamente a quanto avviene per le elezioni comunali, come quelle recenti per Karlsruhe, le elezioni per i parlamenti regionali – come quella per il Bundestag– sono riservate esclusivamente ai cittadini tedeschi. Alcuni degli iscritti al circolo hanno la doppia cittadinanza, e una parte rilevante degli iscritti ha rapporti familiari o di amicizia con cittadini tedeschi. E’ bene quindi sottolineare con forza l’importanza di queste elezioni, nonostante la loro apparente stranezza: la campagna elettorale infatti si è svolta senza contatti o comizi in presenza con i candidati, tutto è affidato ai manifesti elettorali o a incontri nei social media, l’opinione pubblica è concentrata soprattutto sul perdurare del lockdown, sull’avvio della campagna di vaccinazione, sulla speranza che le scuole, le attività commerciali, le istituzioni culturali ecc. possano quanto prima riaprire. Una parte cospicua degli elettori quindi voterà per posta, e le schede elettorali sono già arrivate o stanno per arrivare.

Nonostante questa situazione particolare nella quale si svolgono, queste elezioni hanno un significato di grande rilievo, sia per il futuro del Land, che si troverà ad affrontare nei prossimi anni scelte decisive e non facili – si pensi ad esempio alle sfide poste dalla transizione ambientale all’industria automobilistica, che ha un peso non trascurabile nell’economia del Baden-Württemberg. Ma, accanto a questo significato ‘interno’, le elezioni nel Land, insieme a quelle per il Landtag del Rheinland-Pfalz, aprono la grande e continua stagione elettorale, che si concluderà il 26 settembre con le elezioni politiche generali e quindi con l’apertura di una nuova stagione politica dopo la conclusione del lungo governo di Angela Merkel.

Il risultato elettorale del 14 marzo avrà così un forte impatto in questa fase di preparazione delle elezioni di settembre. Per questo è importante, per chi ne ha diritto, partecipare e votare. Per altro non è affatto escluso che possa avvenire un cambiamento nella coalizione di governo del Land, anche al di là dei risultati elettorali; la conflittualità tra i Grünen e la CDU è infatti andata crescendo in questi ultimi mesi, e quindi la prospettiva di un ritorno della SPD nella coalizione di governo appare come una possibilità aperta. Lo Spitzenkandidat della SPD per il Landtag è Andreas Stoch, che è già stato Kultusminister negli anni 2013 – 2016 e attualmente presiede sia la frazione SPD  nel parlamento regionale sia lo stesso partito a livello regionale. Candidati per Karlsruhe sono Mehri Uhlig e Anton Huber; entrambi in passato sono stati ospiti attivi e graditi di iniziative del circolo PD di Karlsruhe. In ogni caso, un rafforzamento della presenza di Karlsruhe tra i parlamentari del Landtag è un’esigenza avvertita da molte forze politiche.

Un nuovo governo europeista

Dopo l’ampia fiducia ottenuta sia al Senato che alla Camera, il nuovo governo presieduto da Mario Draghi è divenuto pienamente operativo. Una forte caratterizzazione europea – nell’ambito dell’appartenenza all’alleanza atlantica e all’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), oltre che alle diverse istituzioni internazionali – lo contraddistingue; tale caratterizzazione comporta – tra gli obiettivi principali da raggiungere – non solo una lotta efficace al Covid e una rapida e estesa campagna di vaccinazione, ma la stesura e la realizzazione di un articolato Recovery Plan – con le riforme connesse, tra le quali una migliore organizzazione dell’amministrazione della giustizia e in genere della Pubblica Amministrazione – e il concreto avvio del complesso processo di transizione ambientale. Riuscire a fondere in un’unica prospettiva convincente sia la lotta quotidiana contro l’emergenza creata dal Covid sia il grande progetto di un profondo rinnovamento dell’economia e della società italiana è la difficile sfida che il nuovo governo deve affrontare. Per confrontarsi con tale sfida, la politica non deve affatto essere messa da parte; la vasta unità raggiunta tra forze politiche molto diverse tra loro offre invece un’occasione importante per un profondo rinnovamento e riqualificazione della vita politica stessa. A tal fine, ad esempio, i gruppi parlamentari del Senato afferenti al PD, al Movimento 5 Stelle e a LEU hanno deciso di sperimentare un migliore coordinamento reciproco, sia per sostenere la realizzazione tempestiva dell’ambizioso programma di governo che per incentivare e qualificare quella più ampia politica di riforme già ricordata.

Un importante momento di verifica e di avvio di una nuova fase della vita politica sarà rappresentato dall’Assemblea Nazionale del PD, che il suo segretario, Nicola Zingaretti, ha annunciato per i giorni 13 e 14 marzo. Anche per i circoli del PD attivi fuori dall’Italia – e quindi anche per quello di Karlsruhe – i risultati di questa Assemblea rappresenteranno un punto di riferimento significativo per la loro futura attività.

Anche Karlsruhe manifesta contro il razzismo!

Caso Floyd: sabato 6 giugno si è manifestato ben due volte. Perché #blackliveamatter vale ovunque.

di Aldo Venturelli (testo) e Gustavo Alàbiso (foto)

Sabato 6 giugno a Karlsruhe – come in altre città del Baden-Württemberg – si sono svolte due manifestazioni in ricordo di George Floyd, il cittadino di pelle scura ucciso brutalmente a Minneapolis nei giorni scorsi da un poliziotto che lo ha premuto sul collo per nove minuti fino a soffocarlo. Le foto di Gustavo Alàbiso ci restituiscono l’atmosfera emozionante della manifestazione allo Schloβ, la residenza barocca della città.

Questo breve testo prende spunto dall’altra dimostrazione, di fronte al Museo di Storia Naturale nella non lontana Ludwigsplatz: una manifestazione molto composta, che ha seguito attentamente le regole in vigore del distanziamento e dell’obbligo di mascherina, con una presenza significativa di manifestanti e di molti giovani. Alcune testimonianze si sono alternate a momenti musicali e ad alcune letture, che hanno voluto meglio motivare il significato di un no al razzismoanche in molteplici aspetti della vita quotidiana e dello slogan black lives matter ripreso dalla manifestazione. Al centro della manifestazione il momento più intenso: nove minuti di silenzio rispettati scrupolosamente da tutti i partecipanti, gran parte dei quali passati in ginocchio, come avvenuto ai funerali di Floyd nei giorni scorsi. Come è noto, questi nove minuti di silenzio sono divenuti il simbolo del grande movimento contro il razzismo, che in questi giorni non ha coinvolto solo gli Stati Uniti. Ha chiuso la manifestazione Frank Mentrup, che ha mostrato consapevolezza di quanto razzismo nascosto possa rimanere in tanti aspetti della vita quotidiana, anche nei confronti della difficile situazione dei profughi ricordata in precedenza in uno degli interventi.